Gli errori che fanno quasi tutti gli italiani quando mangiano e bevono in Spagna
La guida pratica per vivere la tavola spagnola come gli abitanti, dagli orari dei pasti ai vini da ordinare
Cosa troverai in questo articolo
Se stai per partire per la Spagna, questa guida ti aiuterà a capire come funziona davvero la cultura gastronomica del Paese. Scoprirai quali sono gli errori più comuni degli italiani, come evitarli e come vivere ristoranti, tapas e vini in modo più vicino alle abitudini locali.

Cena al tramonto alle Canarie | © Become Somm
Pensi che sarà tutto come in Italia? È proprio qui che iniziano gli errori
Immagina la scena. Arrivi a Barcellona nel tardo pomeriggio, lasci le valigie in hotel e inizi a camminare senza una meta precisa. Dopo qualche ora hai fame, così verso le otto cerchi un posto dove cenare. Trovi diversi locali aperti, ma molti tavoli sono ancora vuoti e l’atmosfera sembra appena iniziata. Pensi di essere capitato troppo presto oppure nel ristorante sbagliato. Poco dopo ordini qualcosa da bere aspettandoti il classico aperitivo italiano, ma non arriva nessun buffet e scopri che tapas e raciones seguono regole completamente diverse da quelle a cui sei abituato.
È proprio in momenti come questo che molti italiani si accorgono di aver dato per scontata una cosa: essere vicini geograficamente non significa avere le stesse abitudini a tavola. In Spagna cambiano gli orari, il modo di vivere il ristorante, il significato dell’aperitivo e il rapporto con il cibo locale. Capire queste differenze non serve solo a evitare qualche figuraccia, ma a vivere il viaggio in modo più autentico. E il primo errore da correggere riguarda proprio l’orario in cui decidi di sederti a tavola.
L’errore più comune? Mangiare troppo presto
Uno degli aspetti che sorprende di più chi arriva in Spagna riguarda gli orari dei pasti. In Italia siamo abituati a pranzare intorno alle tredici e a sederci a tavola per cena verso le venti. In molte città spagnole, invece, la giornata gastronomica segue un ritmo diverso. La colazione è spesso leggera, il pranzo rappresenta ancora oggi il pasto principale e viene consumato più tardi, mentre la cena raramente inizia presto come da noi. In città come Madrid o Barcellona, soprattutto nei mesi estivi, non è insolito vedere i ristoranti riempirsi quando per molti italiani la cena sarebbe già quasi finita.
Questi orari non sono una stranezza costruita per i turisti, ma il risultato di un modo diverso di vivere la giornata. Il clima, il ritmo del lavoro, la pausa pomeridiana e la forte dimensione sociale del pasto hanno contribuito a spostare in avanti i momenti principali della tavola. Per questo cenare alle venti può significare trovare il locale ancora vuoto, non perché sia poco frequentato, ma perché il servizio sta semplicemente entrando nel vivo. Adeguarsi un po’ agli orari locali permette di capire meglio l’atmosfera del posto, ma proprio quando pensi di aver risolto il problema della cena, arriva un altro equivoco molto comune.
Le tapas non sono l’aperitivo italiano
Molti italiani arrivano in Spagna convinti di trovare qualcosa di molto simile al nostro aperitivo. Ordinano un drink aspettandosi un buffet oppure una serie di stuzzichini inclusi nel prezzo. Nella maggior parte dei casi, però, scoprono che la cultura delle tapas segue una logica diversa. Le tapas non sono un equivalente automatico dell’aperitivo italiano e non funzionano allo stesso modo in tutto il Paese. In alcune zone possono accompagnare la bevanda, in altre si ordinano separatamente, mentre le raciones sono porzioni più abbondanti pensate per essere condivise al tavolo.
La vera differenza sta nel modo in cui vengono vissute. Le tapas possono essere uno spuntino, accompagnare un bicchiere di vino oppure trasformarsi in un pasto completo quando se ne ordinano diverse. Non esiste quindi una formula unica, ma un’abitudine molto flessibile, legata al luogo, al momento della giornata e al tipo di locale. È proprio questa libertà a rendere l’esperienza interessante: invece di aspettarti un buffet già pronto, inizi a scegliere, condividere e assaggiare poco alla volta. Ed è a questo punto che si apre il passaggio più importante dell’intero viaggio, perché per mangiare davvero bene in Spagna devi smettere di cercare sempre gli stessi piatti e iniziare a capire cosa cambia da una regione all’altra.
Cosa bere e mangiare nelle principali località turistiche spagnole
Uno degli errori più comuni quando si viaggia è cercare ovunque gli stessi piatti. In Spagna succede spesso con la paella, che molti turisti finiscono per ordinare in qualsiasi città, anche dove non appartiene alla tradizione locale. In realtà, ogni regione ha una propria identità gastronomica e proprio questa varietà rende il Paese una delle destinazioni più interessanti d’Europa per chi ama mangiare bene. Se ti trovi a Barcellona e più in generale in Catalogna, ad esempio, vale la pena assaggiare la cucina mediterranea del territorio: il pa amb tomàquet, semplice ma immancabile, i frutti di mare, la fideuà, preparata con pasta corta al posto del riso, oppure la crema catalana. Spostandoti nei Paesi Baschi cambia completamente il panorama. Qui la cultura gastronomica è una vera istituzione e i protagonisti sono i pintxos, piccole preparazioni servite nei bar, insieme a piatti di pesce come il baccalà al pil-pil o la txuleta, una grande bistecca di manzo tipica della zona. Nelle Baleari, invece, la cucina riflette la vita delle isole, con ricette come la sobrasada, l’ensaïmada e numerosi piatti a base di pesce fresco. Alle Canarie, infine, trovi una tradizione ancora diversa, caratterizzata dalle celebri papas arrugadas con salsa mojo, dal pesce dell’Atlantico e da ingredienti che raccontano la natura vulcanica dell’arcipelago. Più che cercare il piatto che già conosci, il consiglio è lasciarti guidare dalle specialità del luogo in cui ti trovi. E lo stesso vale anche quando arriva il momento di scegliere cosa bere.
Non chiedere semplicemente “un vino della casa”
Davanti alla carta dei vini molti italiani fanno una scelta automatica: chiedono un calice della casa oppure cercano un’etichetta che conoscono già. In Spagna, però, è proprio il vino del territorio a diventare parte dell’esperienza gastronomica. Non serve essere esperti per orientarsi, basta conoscere qualche nome. Se sei in Catalogna difficilmente sbaglierai ordinando un calice di Cava, lo spumante simbolo della regione, oppure un bianco o un rosso proveniente dal Penedès. Nei Paesi Baschi, invece, vale la pena provare il Txakoli, un vino bianco leggero, fresco e sapido, perfetto con la cucina di mare e con i pintxos. Nelle Baleari puoi chiedere un vino della denominazione Binissalem, che racconta bene il carattere dell’isola di Maiorca, mentre alle Canarie meritano attenzione la Malvasía Volcánica, intensa e aromatica, e il Listán Negro, uno dei vitigni più rappresentativi dell’arcipelago. Non occorre conoscere vitigni, disciplinari o tecniche di produzione. Basta fare una semplice domanda al ristoratore: “Qual è il vino tipico di questa zona?”. Nella maggior parte dei casi sarà proprio quella la bottiglia che si abbinerà meglio al piatto che hai ordinato. E questa semplice curiosità permette anche di capire una delle grandi differenze che attraversano tutta la gastronomia spagnola.
Una Spagna, due anime gastronomiche
Molti immaginano la cucina spagnola come un insieme omogeneo, ma basta attraversare il Paese per rendersi conto che convivono due anime molto diverse. Il Nord Atlantico, che comprende i Paesi Baschi, la Galizia e parte della Cantabria, è caratterizzato da un clima più fresco e da una cucina profondamente legata all’oceano. Qui dominano il pesce, i crostacei, i frutti di mare, i pintxos e vini dalla spiccata freschezza, capaci di accompagnare una cucina elegante ma essenziale. Sul versante mediterraneo, invece, il sole cambia completamente il carattere dei piatti. Diventano protagonisti il riso, l’olio d’oliva, gli ortaggi, il pesce del Mediterraneo e una cucina dai sapori più caldi e conviviali, accompagnata da vini che riflettono questa maggiore generosità del clima. Nessuna delle due è migliore dell’altra: sono semplicemente due modi diversi di raccontare lo stesso Paese attraverso la tavola.

Cosa mangiare e bere nelle principali destinazioni della Spagna, Become Somm
Il modo migliore per conoscere la Spagna passa anche dal piatto
La tentazione di cercare qualcosa di familiare è normale, soprattutto quando si viaggia. Eppure sono proprio le differenze a rendere memorabile un’esperienza. Entrare nel ritmo dei pasti spagnoli, condividere qualche tapa invece di aspettare un aperitivo all’italiana, ordinare il piatto simbolo della regione in cui ti trovi e accompagnarlo con un vino del territorio significa conoscere la Spagna nel modo più autentico possibile. Il viaggio, in fondo, non inizia quando visiti un monumento, ma quando decidi di sederti a tavola con la curiosità di chi vuole capire davvero il luogo che sta vivendo.
Se ami scoprire i territori attraverso il cibo e il vino, su Become Somm troverai una guida semplice alle principali regioni vinicole e ai vini simbolo della Spagna.
Scritto da…

Andrea Leone è un digital strategist e content creator che lavora nel mondo del vino, dove si occupa di analisi, divulgazione e storytelling. Vive tra Torino e le colline del Roero e racconta il vino sia tramite Become Somm, la community italiana sulla diffusione della cultura vinicola, sia attraverso Alkemica – Wine Stories, la media company che ne esplora il lato pop e culturale.



