Vai in Grecia? Ecco cosa bere e cosa mangiare in 6 territori da scoprire
Dalle vigne vulcaniche di Santorini ai grandi rossi della Grecia settentrionale, attraversiamo il Paese seguendo sei territori, sei vini simbolo e i piatti locali con cui provarli per conoscere la Grecia ben oltre le sue spiagge.
Cosa troverai in questo articolo
In questa guida attraverserai sei territori vinicoli greci molto diversi tra loro, scoprendo come cambiano vini, vitigni e cucina da un’isola all’altra e dalla costa all’entroterra. L’obiettivo non è riempirti di nomi da ricordare, ma darti una bussola semplice per capire cosa bere e cosa mangiare in base al luogo in cui ti trovi, così da vivere la Grecia in modo molto più locale e consapevole.

Vini e cucina della Grecia: viaggio tra 6 territori | © Become Somm
La Grecia si capisce meglio a tavola
Avrai probabilmente già prenotato le tue vacanze, magari hai scelto un’isola, una casa affacciata sul mare o qualche giorno da dividere tra spiagge, villaggi e taverne, ma c’è un modo per capire davvero dove sei che va oltre i luoghi da fotografare. Il vino e il cibo sono spesso la scorciatoia migliore per entrare nella cultura di un territorio, perché raccontano il clima, il paesaggio, le abitudini e perfino il modo in cui le persone vivono la tavola. In Grecia questo legame è particolarmente evidente: basta spostarsi di qualche centinaio di chilometri per passare da un bianco cresciuto praticamente dentro un vulcano a un rosso tannico prodotto sulle montagne del nord, ed è proprio questa distanza tra mondi apparentemente incompatibili a rendere il viaggio molto più interessante di quanto immagini.
Pensare al “vino greco” come a un unico stile, infatti, sarebbe un po’ come parlare genericamente di “vino italiano” mettendo insieme Alto Adige, Sicilia e Piemonte. La Grecia ha isole aride battute dal vento, altipiani freschi, montagne, coste mediterranee e zone continentali nelle quali l’inverno può essere decisamente rigido, e ogni ambiente ha selezionato nel tempo vitigni capaci di adattarsi a condizioni molto diverse. Nomi come Assyrtiko, Agiorgitiko o Xinomavro non indicano semplicemente tre uve locali, ma tre modi completamente differenti di interpretare il Paese, e il primo è probabilmente quello che incontrerai più facilmente anche senza sapere nulla di vino.
Santorini: Assyrtiko, vulcano e cucina di mare
Se c’è un vino che negli ultimi anni è riuscito a portare la Grecia sulle carte dei ristoranti di mezzo mondo, quello è l’Assyrtiko di Santorini. L’isola che conosci per le case bianche, le cupole blu e le pareti a picco sull’Egeo custodisce infatti uno dei vigneti più particolari d’Europa, dove le viti crescono su terreni di origine vulcanica, in condizioni estremamente aride e continuamente esposte al vento. Per proteggerle, tradizionalmente i tralci vengono intrecciati molto vicino al terreno formando una sorta di cesta, chiamata kouloura, all’interno della quale i grappoli rimangono riparati, e questo dettaglio apparentemente agricolo è in realtà il primo indizio per capire perché il vino che arriva nel bicchiere abbia un carattere così riconoscibile.
L’Assyrtiko di Santorini è generalmente un bianco secco, molto fresco, teso e capace di mantenere un’acidità sorprendente nonostante il clima caldo dell’isola, con profumi che possono ricordare agrumi, erbe mediterranee e sensazioni minerali e saline. Non serve trasformare ogni sorso in un’analisi tecnica per apprezzarlo: se lo bevi davanti a un piatto di pesce alla griglia, polpo, calamari o frutti di mare, quella combinazione tra freschezza del vino e sapidità della cucina diventa immediatamente comprensibile. Ma Santorini insegna anche qualcosa di più importante, perché dimostra che il vino greco non è necessariamente morbido, caldo e mediterraneo come potresti aspettarti, e basta lasciare l’Egeo per incontrare un rosso che racconta una Grecia completamente diversa.
Nemea: l’Agiorgitiko e il volto più mediterraneo dei rossi greci
Per trovarlo bisogna spostarsi nel Peloponneso, dove Nemea rappresenta una delle denominazioni più importanti del Paese ed è legata soprattutto all’Agiorgitiko, uno dei vitigni rossi simbolo della Grecia. Qui il paesaggio cambia, ma cambia soprattutto il carattere del vino: rispetto all’Assyrtiko di Santorini entri in un mondo fatto di frutto rosso e scuro, spezie, maggiore morbidezza e una struttura che può cambiare molto in base all’altitudine dei vigneti e allo stile del produttore. Le versioni più immediate possono essere succose e facili da bere, mentre quelle più ambiziose acquistano profondità e possono maturare per anni, ed è proprio questa elasticità a rendere l’Agiorgitiko particolarmente interessante anche per chi si avvicina per la prima volta ai rossi greci.
A tavola il suo carattere trova facilmente spazio accanto alla cucina di carne, soprattutto quando arrivano agnello, maiale, preparazioni alla brace o piatti speziati della tradizione, perché il vino possiede abbastanza struttura da accompagnarli senza diventare pesante. È una combinazione che racconta bene una parte della Grecia continentale, più agricola e meno legata all’immaginario delle isole, dove una taverna può diventare il luogo migliore per accorgerti che il vino locale non è un accessorio del pasto ma una continuazione del territorio che hai intorno. Eppure, se l’Agiorgitiko rappresenta uno dei volti più accoglienti del rosso greco, poco più a nord esiste un’uva che gioca una partita quasi opposta e che spesso sorprende soprattutto chi ama Nebbiolo, Pinot Nero e vini capaci di evolvere lentamente.
Naoussa: Xinomavro, il rosso greco che ama il tempo
Naoussa si trova nella Macedonia greca, nella parte settentrionale del Paese, e qui il protagonista assoluto è lo Xinomavro, un vitigno che rompe definitivamente l’idea della Grecia come terra esclusiva di vini solari e mediterranei. Il clima più fresco e la posizione dei vigneti permettono di ottenere rossi caratterizzati da acidità elevata, tannini evidenti e una struttura capace di affrontare lunghi affinamenti, tanto che lo Xinomavro viene spesso accostato al Nebbiolo per aiutare a comprenderne il carattere. Se ami i rossi che inizialmente sembrano severi e poi cambiano profondamente con il tempo, qui trovi una delle espressioni più affascinanti della viticoltura greca.
Nel bicchiere puoi incontrare note di frutti rossi, pomodoro, erbe, spezie e sfumature più evolute con l’invecchiamento, mentre a tavola la sua acidità e il tannino lo rendono particolarmente adatto ad agnello, carni brasate e preparazioni ricche della cucina del nord. È probabilmente il momento del viaggio in cui capisci definitivamente quanto sia fuorviante parlare della Grecia come di un unico territorio vinicolo, perché tra l’Assyrtiko bevuto sul mare a Santorini e uno Xinomavro di Naoussa sembrano esserci due Paesi diversi. E se finora abbiamo incontrato un bianco vulcanico e due grandi interpretazioni del rosso, il territorio successivo cambia nuovamente le regole, portandoci verso uno dei vini bianchi più aromatici, freschi e sottovalutati di tutta la Grecia.
Mantinia: Moschofilero, il bianco che profuma di fiori e montagna
Mantinia si trova nel cuore del Peloponneso, su un altopiano dove l’altitudine e le temperature più fresche regalano condizioni molto diverse rispetto alle coste più calde del Paese, e qui il vitigno simbolo è il Moschofilero. È una varietà particolare, dalla buccia rosata ma utilizzata soprattutto per produrre vini bianchi, caratterizzati da profumi intensi di fiori, agrumi, erbe aromatiche e, nelle versioni più fini, da una freschezza quasi tagliente. Se hai sempre associato la Grecia a vini robusti e maturi, Mantinia è probabilmente il territorio che più facilmente ribalta questa idea, perché nel bicchiere trovi leggerezza, aromaticità e una sensazione di freschezza che sembra arrivare direttamente dal paesaggio.
È anche uno dei vini più facili da portare a tavola durante l’estate, soprattutto con meze, insalate, verdure, formaggi freschi, piatti a base di erbe e preparazioni leggere di pesce, perché la componente aromatica accompagna senza coprire. In una taverna dell’entroterra può diventare la scelta perfetta quando il pranzo è composto da tanti piccoli piatti condivisi e non vuoi un vino che imponga una sola direzione al pasto. Mantinia mostra così un’altra Grecia ancora, più fresca e montana, ma per capire quanto il patrimonio vinicolo del Paese sia davvero vasto bisogna spostarsi su un’isola dove, accanto a spiagge e uliveti, sopravvivono varietà che per anni sono rimaste quasi sconosciute fuori dai confini nazionali.
Creta: Vidiano, Liatiko e una cucina che sembra fatta per il vino
Creta è quasi un continente in miniatura, con montagne, altipiani, coste, vallate e una delle culture gastronomiche più forti di tutta la Grecia, ed è proprio questa complessità a rendere il suo vino difficile da riassumere in un solo nome. Tra i vitigni più interessanti trovi il Vidiano tra i bianchi e varietà rosse come Liatiko e Kotsifali, che negli ultimi anni hanno attirato sempre più attenzione proprio perché riescono a raccontare il carattere mediterraneo dell’isola senza perdere freschezza. Il Vidiano, in particolare, può dare vini profumati, pieni ma equilibrati, mentre il Liatiko porta verso rossi più delicati e speziati di quanto il clima cretese potrebbe far immaginare.
È però a tavola che Creta diventa davvero leggibile, perché la sua cucina è costruita su olio d’oliva, erbe spontanee, formaggi, verdure, carne, pesce e preparazioni apparentemente semplici che hanno bisogno di vini altrettanto territoriali. Un Vidiano può accompagnare molto bene pesce, verdure grigliate e formaggi freschi, mentre un rosso locale può trovare spazio accanto a capretto, agnello o piatti di carne cotti lentamente. Qui inizi a capire perché parlare di “abbinamento greco” in generale abbia poco senso: ogni isola e ogni zona segue un equilibrio diverso, e la tappa successiva lo dimostra con uno dei bianchi più riconoscibili dello Ionio.
Cefalonia: Robola, il bianco dell’isola che sa di mare e pietra
Cefalonia è una delle isole più affascinanti dello Ionio e il suo vino simbolo è la Robola, un vitigno bianco capace di dare vini freschi, agrumati e tesi, spesso segnati da una sensazione minerale che li rende particolarmente adatti alla cucina di mare. Le vigne vengono coltivate anche su terreni poveri e sassosi, in un ambiente dove sole, vento e vicinanza al mare giocano un ruolo evidente, e il risultato è uno stile che punta più sulla precisione e sulla freschezza che sulla potenza. È il tipo di vino che puoi bere con grande facilità durante una cena estiva, ma che diventa molto più interessante quando sai da dove arriva e cosa racconta.
Con pesce alla griglia, crostacei, calamari, formaggi locali e piatti a base di verdure, la Robola trova un equilibrio naturale perché pulisce il palato senza sovrastare il cibo. In questo senso Cefalonia chiude perfettamente il viaggio, perché dopo aver attraversato vulcani, altipiani, montagne e grandi zone rosse torniamo su un’isola e sul mare, ma con un vino completamente diverso dall’Assyrtiko con cui eravamo partiti. Ed è proprio qui che si vede il filo comune tra tutti e sei i territori: non esiste un “vino della Grecia”, esistono tanti modi diversi di bere la Grecia.

La Grecia in sei vini – Wine Map, Become Somm
La taverna come mappa del territorio
Se vuoi davvero capire cosa bere durante un viaggio in Grecia, il consiglio più semplice è anche quello che funziona meglio: guarda dove sei prima ancora di guardare la carta dei vini. In una buona taverna o in una neotaverna contemporanea, chiedere un vino della zona significa spesso entrare nel territorio attraverso una porta molto più autentica rispetto alla scelta di un’etichetta internazionale che già conosci. Santorini ti porta verso l’Assyrtiko, Nemea verso l’Agiorgitiko, Naoussa verso lo Xinomavro, Mantinia verso il Moschofilero, Creta verso i suoi vitigni autoctoni e Cefalonia verso la Robola, e ogni scelta acquista senso proprio perché arriva insieme ai piatti che quella cucina serve da generazioni.
È anche il modo migliore per non vivere la Grecia come una semplice sequenza di spiagge e monumenti, perché quando cominci ad associare un vino a un paesaggio, un piatto a un villaggio e un’uva a un’isola, il viaggio smette di essere intercambiabile. La bottiglia che ricorderai di più non sarà necessariamente quella più costosa o premiata, ma quella che avrà avuto perfettamente senso nel luogo in cui l’hai bevuta, e una volta compreso questo meccanismo inizierai probabilmente a guardare anche il resto del Mediterraneo con occhi diversi.
Cosa bere in Grecia, quindi?
La risposta cambia completamente in base al luogo in cui ti trovi, ed è proprio questo il punto. Se sei a Santorini, cerca l’Assyrtiko; a Nemea prova l’Agiorgitiko; a Naoussa entra nel mondo dello Xinomavro; a Mantinia scopri il Moschofilero; a Creta lascia spazio ai vitigni autoctoni dell’isola; a Cefalonia ordina una Robola. Non devi memorizzare decine di denominazioni prima di partire, perché basta associare un territorio a un vino e quel nome diventa immediatamente più facile da ricordare, soprattutto quando lo ritrovi nel bicchiere insieme alla cucina locale.
Ed è forse questa la parte più bella del vino greco: invece di chiederti quale sia il migliore, puoi iniziare a chiederti quale abbia più senso bere proprio lì, in quel momento. Se vuoi continuare a esplorare il Mediterraneo attraverso vino, cucina e territorio, su Become Somm trovi anche le nostre guide dedicate alle destinazioni vinicole europee!
Scritto da…

Andrea Leone è un digital strategist e content creator che lavora nel mondo del vino, dove si occupa di analisi, divulgazione e storytelling. Vive tra Torino e le colline del Roero e racconta il vino sia tramite Become Somm, la community italiana sulla diffusione della cultura vinicola, sia attraverso Alkemica – Wine Stories, la media company che ne esplora il lato pop e culturale.



