Emilia Romagna: la regione vinicola italiana che non ti aspettavi
Quando si parla di grandi vini italiani, la mente corre subito alla Toscana, al Piemonte, al Veneto. L’Emilia Romagna resta spesso sullo sfondo — eppure chi conosce davvero il vino sa che questa regione sta vivendo una delle trasformazioni più interessanti del panorama enologico italiano. E non da oggi.

Un territorio che non smette di sorprendere
L’Emilia Romagna è una delle regioni geograficamente più varie d’Italia. Parte dalla Pianura Padana, risale lungo l’Appennino e arriva fino all’Adriatico. Tre paesaggi completamente diversi, tre microclimi distinti, tre anime vinicole che convivono nella stessa regione.
Questa diversità non è un dettaglio — è il motore di tutto. Le vigne di pianura danno vini freschi, immediati, beverini, insomma perfettamente espressivi di quello che è il trend di consumo attuale. Le colline appenniniche regalano invece rossi strutturati, con profondità e carattere, a testimonianza della grande capacità della regione di prestarsi a rossi ambiziosi e longevi. Le zone più prossime alla costa donano bianchi sapidi, verticali, con una mineralità che sorprende e che, negli ultimi anni, stanno riscuotendo successo e attenzioni nei confronti delle grandi firme italiane e internazionali.Insomma, questa varietà di terroir rende l’Emilia Romagna una delle regioni vinicole più versatili d’Italia e del mondo, una delle poche wine regions capaci di offrire una gamma così ampia in un unico territorio
Vitigni paragonabili alle grandi uve mondiali
Il Sangiovese di Romagna è forse il caso più emblematico. A lungo considerato il fratello minore del Sangiovese toscano, negli ultimi anni sta dimostrando una personalità propria, con interpretazioni che reggono il confronto con i migliori rossi europei — struttura, acidità, longevità. Tanto che, negli ultimi anni, sono state delineate sottozone all’interno della DOC Romagna Sangiovese, istituite per valorizzare le specificità pedoclimatiche dei vari areali, insomma dei veri e propri Grand Cru italiani, in cui il Sangiovese assume la stoffa del fenomeno assoluto.
Il Lambrusco è un capitolo a parte. Non esiste nulla di paragonabile nel mondo del vino. Non in Francia, non in Spagna, non altrove. Le sue varianti — Grasparossa, Sorbara, Salamino e non solo — sono uve autoctone che producono vini unici per stile e carattere.Albana e Pignoletto stanno costruendo una reputazione sempre più solida tra i bianchi italiani. Espressivi del territorio locale, riconoscibili, capaci di invecchiare meglio di quanto si pensi. Il Longanesi — vitigno quasi sconosciuto fuori dalla Romagna — sta sorprendendo sommelier e critici internazionali per la sua struttura e la sua capacità di invecchiamento. E poi ancora: il Gutturnio, blend piacentino di Barbera e Croatina, elegante e beverino. L’Ortrugo, bianco fresco e sapido della Val Trebbia. La Malvasia di Candia Aromatica, floreale e avvolgente. Il Trebbiano Romagnolo, semplice ma sincero. Una regione, letteralmente mille volti.

I riconoscimenti che certificano la crescita
Se conoscete il nostro approccio in Become Somm, sapete che i nostri giudizi sono dettati, nella maggior parte dei casi, dall’analisi dei dati. Ed anche qui, non abbiamo snaturato la nostra filosofia e abbiamo raccolto una serie di insight che testimoniano la grande influenza che, questa regione, esercita nel panorama enogastronomico mondiale.
Negli ultimi anni le cantine emiliano-romagnole hanno moltiplicato le presenze nelle guide internazionali più autorevoli — dal Gambero Rosso a Wine Spectator, da Decanter a James Suckling. I Tre Bicchieri assegnati alla regione sono in costante crescita, anno dopo anno.
Una reputazione costruita a colpi di premi internazionali. Forbes la chiama “il più grande tesoro gastronomico d’Italia”. TasteAtlas — la più grande enciclopedia culinaria del mondo — la incorona ogni anno tra le migliori regioni del pianeta.
Il cibo? È la cornice perfetta
Sarebbe impossibile parlare dell’Emilia Romagna senza nominare la sua cucina — come detto nel paragrafo precedente, una delle più celebrate al mondo.
Il Parmigiano Reggiano — l’unico formaggio al mondo che non ha un limite nel suo potenziale evolutivo, è un’eccellenza invidiata in tutto il mondo. Il Prosciutto di Parma, dolce e delicato, e il Culatello di Zibello, il re dei salumi italiani. L’Aceto Balsamico Tradizionale di Modena, che non è un condimento — è letteralmente un’esperienza che impreziosisce qualsiasi tipologia di piatto. La Mortadella di Bologna, la coppa piacentina, il salame felino, insomma potremmo parlarne per ore – senza mai stancarci.
E quando questi ingredienti diventano cucina, il vino non può che seguire.
La lasagna alla bolognese — sfoglia all’uovo, ragù lento, besciamella — chiede un vino che regga il peso del piatto senza sovrastarlo. Il Sangiovese di Romagna, con la sua acidità viva e il frutto rosso pulito, è la risposta naturale.
I tortelli in brodo, delicati e avvolgenti, saporiti ed estremamente intensi, trovano il loro equilibrio in un calice di Albana di Romagna — bianco secco, sapido, con una mineralità che pulisce e prepara al boccone successivo.
Lo gnocco fritto con i salumi vuole qualcosa di fresco e vivace. Il Lambrusco, con le sue bollicine fini e la leggera tannicità, sgrassa e invita a continuare – senza stancare.

La cucina regionale è un vero e proprio patrimonio nazionale
La piadina romagnola è l’emblema dello street food italiano e si sposa con il Pignoletto — fresco, floreale, immediato. Un abbinamento senza pretese, ma delizioso.
Il cotechino con le lenticchie trova nel Gutturnio — blend piacentino di Barbera e Croatina — un compagno capace di tenerne il passo.
I passatelli in brodo, tipici dell’Appennino e non solo, con la loro consistenza morbida e il sapore di Parmigiano Reggiano, si abbinano meravigliosamente a un Trebbiano Romagnolo giovane e fresco e dalla connotazione floreale.
Lo gnocco modenese chiama un Lambrusco Grasparossa di Castelvetro — il più tannico e strutturato tra i Lambruschi, capace di bilanciare la grassezza del fritto.
Il brodetto di pesce romagnolo, piatto costiero profumato di pomodoro e mare, trova nell’Ortrugo — bianco sapido e minerale della Val Trebbia — il compagno ideale.
Le tagliatelle al ragù, simbolo assoluto della cucina regionale, vogliono un Sangiovese più maturo, con qualche anno di bottiglia, magari proveniente da una delle UGA romagnole — per reggere la complessità del sugo senza sopraffarlo..
Insomma…
Parliamo di una regione che è tante cose contemporaneamente: paesaggi incredibili, territori che cambiano aspetto a distanza di pochi chilometri, una cultura gastronomica che fonda le sue basi su alcuni dei prodotti più apprezzati e richiesti del pianeta ed una cultura vinicola affermata ed in grande espansione.
E se tu volessi scoprire tutto questo di persona?
Dal 12 al 15 aprile, il padiglione dell’Emilia Romagna a Vinitaly ti aspetta — vini da assaggiare, storie da ascoltare, abbinamenti da vivere. Un’occasione che non capita tutti i giorni.

Lo splendido padiglione dell’Emilia Romagna a Vinitaly 2026
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