5 Abbinamenti incredibili tra Vino e Cibo Vegano
Il pregiudizio è sempre lo stesso: cucina vegana uguale cucina leggera, quindi vino leggero. Falso, e lo sa chiunque abbia mai mangiato una parmigiana di melanzane fatta bene. La cucina vegetariana e vegana, quando è golosa lavora su grasso, umami, affumicatura, proprio come quella con la carne. E allora il vino deve reggere lo stesso peso, non abbassare il tiro solo perché manca la bistecca o un alimento della medesima portata.
Ecco cinque piatti che fai o ordini davvero spesso, e per ognuno due strade — un bianco e un rosso — scelte non a caso ma sulla base di cosa succede davvero nel piatto.

Abbinamento vino cibo vegano | © Become Somm
Burger vegano affumicato
Il piatto: patty di legumi o funghi, grigliatura o affumicatura, salsa BBQ o ketchup, spesso un formaggio vegetale fuso sopra. Dominano grasso, dolcezza (dalla salsa) e note tostate/affumicate che rendono il piatto ricco, intenso e persistente.
Il Bianco: Chardonnay dell’Alto Adige, zona di Appiano, affinato in legno. Il clima alpino con forte escursione termica mantiene l’acidità, mentre il passaggio in barrique dà al vino corpo, note burrose e tostate. È proprio questa tostatura naturale a dialogare con l’affumicatura del burger invece di sparire sotto di essa.
Il Rosso: Primitivo di Manduria, Puglia. Vitigno che matura precocemente in un clima caldo e secco, mitigato dalle brezze marine ioniche, su terreni calcarei e argillosi. Il risultato è un vino rosso rubino intenso, speziato e fruttato, caldo, morbido, di grande struttura. Quel calore alcolico e quel frutto scuro maturo reggono il grasso del formaggio fuso e la dolcezza della salsa BBQ senza farsi schiacciare.
Curry di ceci cremoso
Il Piatto: Latte di cocco, spezie tostate (cumino, curcuma, garam masala), a volte un tocco piccante. Grasso morbido, aromaticità alta, dolcezza di fondo.
Il Bianco: Traminer Aromatico del Collio, Friuli Venezia Giulia — Nord. Sulle colline calcaree del Collio questo vitigno sviluppa un’intensità aromatica altissima — litchi, rosa, spezie dolci — con una bassa acidità che lo fa percepire morbido anche da secco. Quella morbidezza e quell’aromaticità speziata parlano la stessa lingua delle spezie del curry.
Il Rosso: Ciliegiolo della Maremma, Toscana. Sui suoli sabbiosi costieri toscani questo vitigno dà un rosso leggero, tannino minimo, dominato dal frutto di ciliegia e da una nota floreale. Accompagna le spezie tostate senza mai asciugare la bocca insieme al piccante.
Parmigiana di melanzane
Il Piatto: Fritto, pomodoro, formaggio (o besciamella vegetale) stratificato e cotto al forno. Umami alto, acidità del pomodoro, grasso importante dal fritto e dal formaggio.
Il Bianco: Falanghina del Sannio, Campania. Vitigno coltivato su suoli in parte vulcanici e collinari dell’entroterra campano, dà vini con acidità decisa, buona sapidità e un finale leggermente ammandorlato. È proprio quell’acidità a pulire il palato dal fritto e dal grasso del formaggio, senza sparire sotto l’intensità del pomodoro.
Il Rosso: Nero d’Avola, zona di Vittoria, Sicilia. Vitigno che nei suoli caldi e assolati della Sicilia sud-orientale matura con facilità, dando vini dal frutto scuro morbido, tannino non aggressivo e calore mediterraneo. Tiene testa all’acidità del pomodoro senza sovrastare la parte vegetale della melanzana.
Gnocchi al pesto
Pesto di basilico, pinoli, aglio, olio — spesso con l’aggiunta di un po’ di patata negli gnocchi stessi. Piatto grasso (dall’olio), erbaceo, con una nota di aglio crudo che pulisce ma anche “resta” in bocca.
Il Bianco: Vermentino di Gallura, Sardegna. Sui suoli granitici della Gallura, esposti al maestrale, il Vermentino guadagna struttura e mineralità superiori alla media, con note erbacee e agrumate. Quella componente erbacea “parla la stessa lingua” del basilico, mentre la sapidità pulisce il palato dall’olio.
Il Rosso: Rossese di Dolceacqua, entroterra ligure — Nord. Vitigno coltivato su pendii terrazzati, dà vini leggeri, profumati, con tannino minimo e una nota floreale/di erbe aromatiche. Abbastanza delicato da non coprire il pesto, ma abbastanza aromatico da dialogare con aglio e basilico invece di scomparire.
Buddha bowl con salse dense
Riso, verdure crude o marinate, proteina vegetale (tofu, edamame), salse dense — tahini, soia, sriracha — spesso con una componente piccante o agrodolce.
Il Bianco: Verdicchio dei Castelli di Jesi, Marche. Coltivato su colline calcaree a pochi chilometri dall’Adriatico, dà un vino secco, agrumato, con un finale sapido quasi salino. Questa acidità e sapidità reggono soia, sesamo e zenzero senza appesantire il piatto.
Il Rosso: Cerasuolo d’Abruzzo. Montepulciano vinificato con breve contatto sulle bucce, dà un rosso carico ma leggerissimo di tannino, dal colore quasi rosato, profumi di frutti rossi e fiori. Servito fresco, accompagna le verdure crude e marinate senza mai coprirle — la stessa logica del rosato, ma con un’anima rossa.
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Simone Ingrassia è sommelier diplomato AIS e fondatore di Become Somm, media company sul vino con oltre 67.000 follower e centinaia di migliaia di lettori ogni mese sui vari canali. Ha costruito la propria competenza sul campo — tra cantine, degustazioni e viaggi nelle varie regioni — traducendola in migliaia di contenuti pubblicati tra newsletter, social e web. Scrive di vino per chi vuole capirlo davvero, senza fronzoli e senza reverenza inutile.



