Le 10 migliori destinazioni enologiche d’Europa per il 2026
Con l’avvicinarsi dell’estate, le cantine di tutto il continente si preparano ad accogliere un’ondata di visitatori. È il momento di tirare fuori i calendari. Quest’anno ci limitiamo al Vecchio Continente — perché l’Europa del vino, tra regioni storiche in trasformazione e zone emergenti sempre più convincenti, non ha nulla da invidiare al resto del mondo.
Come sempre, evitiamo di riproporre le solite mete. Niente Borgogna, niente Toscana, niente Rias Baixas. Questa selezione celebra ciò che il vino europeo ha da offrire oggi — e dove sta andando domani.

Le destinazioni enoturistiche del 2026 scelte da Become Somm
10. Naoussa, Macedonia, Grecia
La Grecia è uno di quei paesi che gli appassionati di vino citano da anni come “la prossima grande scoperta”, senza che questo salto sia mai davvero avvenuto su larga scala. Il 2026 potrebbe essere l’anno giusto per farlo. E la Macedonia, nel nord del paese, è il punto di partenza più convincente.
Naoussa, ai piedi del Monte Vermio, è la casa dello Xinomavro — un vitigno a bacca rossa dalla buccia sottile, con un’acidità tagliente e tannini che ricordano certi Nebbiolo del Piemonte. Non è un paragone casuale: i produttori locali lo fanno spesso, e non a torto. Cantine come Kir-Yianni e Thymiopoulos rappresentano due anime diverse della regione — la prima più classica e strutturata, la seconda orientata a una vinificazione più leggera e diretta.
La città di Naoussa, con il suo centro storico compatto, offre ristoranti e bar dove accompagnare i vini locali con la cucina macedone. Chi vuole spingersi oltre può raggiungere Salonicco in meno di un’ora, una delle città più vivaci dei Balcani, con una scena gastronomica di primissimo livello e un’estate che non si ferma mai.

Naoussa: La Grecia del vino che nessuno ancora conosce
9. Pfalz, Germania
Il Rheinhessen è già sulla bocca di tutti — e compare nella classifica originale. Ma appena a sud, il Pfalz è la regione tedesca che merita la stessa attenzione senza ancora averla ricevuta pienamente. È la seconda area vinicola più grande della Germania per produzione, ma quello che la rende interessante nel 2026 non è la quantità: è la nuova generazione di produttori che sta riscrivendo completamente il rapporto tra il territorio e il Riesling.
Il Pfalz gode di un clima più caldo rispetto alle zone del nord tedesco, il che si traduce in vini con più corpo e frutto, senza rinunciare all’acidità. Oltre al Riesling, vale la pena esplorare lo Spätburgunder — il Pinot Nero tedesco — in versioni sempre più eleganti. Cantine come Bürklin-Wolf e Christmann lavorano con approcci biodinamici su parcelle storiche. Più giovani e radicali, i vini di Weingut Ökonomierat Rebholz sono tra i più discussi in questo momento nei circoli degli appassionati.
Neustadt an der Weinstraße è la città ideale dove soggiornare: vivace, ricca di Weinstuben tradizionali, e collocata esattamente al centro della Deutsche Weinstraße, la strada del vino più famosa del paese, che attraversa vigneti, boschi e borghi medievali per oltre 85 chilometri.

Pfalz: la risposta tedesca alla Borgogna
8. Alentejo, Portogallo
Il Portogallo è da tempo uno dei paesi più interessanti per chi cerca vini di qualità a prezzi ancora accessibili. Ma mentre il Douro cattura l’attenzione della critica internazionale, l’Alentejo — la grande pianura a est di Lisbona — offre qualcosa di diverso: spazio, silenzio, e un paesaggio quasi africano di querce da sughero, olivi e vigneti che si estendono fino all’orizzonte.
Il territorio produce vini rossi corposi e profondi, spesso basati su vitigni autoctoni come Aragonez, Trincadeira e Alicante Bouschet. Ma l’evoluzione più interessante degli ultimi anni riguarda i bianchi — freschi, aromatici, costruiti su Antão Vaz e Arinto — che stanno conquistando un pubblico sempre più ampio. Évora è la base perfetta per esplorare la regione: città patrimonio UNESCO, con un centro storico romano intatto e una cucina che parla di carne alla brace, formaggi e olio d’oliva.
L’enoturismo qui ha raggiunto un livello di maturità notevole: tenute come Herdade do Esporão, Cartuxa e Monte da Ravasqueira offrono esperienze complete — visite ai vigneti, degustazioni strutturate, ristoranti interni e pernottamenti in contesti architettonici di grande qualità. La distanza da Lisbona è di poco più di un’ora e mezza, il che rende l’Alentejo perfettamente compatibile con un weekend lungo.

L’Alentejo è la zona più emergente della scena portoghese
7. Brda, Slovenia
La Slovenia è probabilmente il segreto meglio custodito d’Europa in termini di qualità vinicola. E Brda — la sua regione più rinomata, al confine con il Friuli — è il posto giusto da cui cominciare. Il paesaggio ricorda quello delle Langhe: colline dolci coperte di vigneti, borghi arroccati, una luce che nel tardo pomeriggio diventa quasi pittorica.
I vini di Brda si muovono su due fronti. Da un lato c’è la tradizione delle macerazioni prolungate — i cosiddetti orange wine — che qui non sono una moda ma una pratica secolare. Movia è il nome che chiunque conosce: la cantina di Aleš Kristančič, iconoclasta e visionario, ha contribuito a mettere Brda sulla mappa internazionale. Dall’altro lato, una generazione più giovane sta producendo vini bianchi più freschi e diretti, da Rebula e Friulano, che hanno trovato mercato in tutta Europa.
Dobrovo è il centro amministrativo della regione, ma è Šmartno — un borgo medievale perfettamente conservato — il posto dove fermarsi a bere un bicchiere al tramonto. La vicinanza con Gorizia, città italiana a pochi chilometri, rende l’area facilmente raggiungibile e ideale per un itinerario transfrontaliero.

Il Brda, patria del rinascimento vinicolo sloveno
6. Istria, Croazia
L’Istria è da anni una destinazione turistica consolidata. Ma la sua scena vinicola, spinta da un gruppo di produttori sempre più ambiziosi, sta finalmente ottenendo il riconoscimento che merita anche fuori dai confini nazionali. La Malvazija Istarska — il vitigno bianco simbolo della penisola — produce vini che vanno dal semplice e dissetante al complesso e strutturato, con alcune versioni lavorate in anfora o con macerazione prolungata che reggono il confronto con i migliori bianchi europei.
Cantine come Roxanich, Kozlović e Kabola rappresentano livelli diversi di interpretazione del territorio: tutte meritano una visita. Motovun, il borgo medievale più famoso dell’Istria, è circondato da vigneti e tartufi — due buone ragioni per fermarsi. Rovinj, sul mare, offre invece una base più comoda per chi vuole combinare vino e Adriatico.
L’Istria funziona bene anche come destinazione enogastronomica allargata: olio d’oliva tra i migliori d’Europa, tartufo bianco e nero, prosciutto istriano, formaggi ovini. È una regione dove mangiare e bere bene è quasi automatico, e dove i prezzi — rispetto alla Francia o all’Italia — restano ancora contenuti.

L’Istria vale molto più di una semplice vacanza estiva
5. Ribeira Sacra, Spagna
Se doveste descrivere la Ribeira Sacra a qualcuno che non la conosce, iniziereste probabilmente dalle fotografie: vigneti verticali scavati nella roccia di granito sulle pareti dei canyon del fiume Sil, coltivati a mano con tecniche che non sono cambiate da secoli. È una delle zone vinicole visivamente più spettacolari d’Europa, e questo da solo giustificherebbe una visita.
Ma i vini sono all’altezza del paesaggio. La Mencía, il vitigno rosso principe della regione, produce qui alcune delle sue versioni più eleganti e minerali — più sottile e nervosa rispetto alle interpretazioni di Bierzo, con un profilo che negli ultimi anni ha attirato l’attenzione dei sommelier di tutta Europa. Produttori come Dominio do Bibei, Envínate e Guímaro stanno ridefinendo il linguaggio del vino galiziano su scala internazionale.
Monforte de Lemos è la città di riferimento, con un paesaggio urbano medievale ben conservato e ottimi ristoranti che lavorano sulla cucina galiziana — polpo, empanada, frutti di mare dell’Atlantico. Chi arriva da Santiago de Compostela può raggiungere la Ribeira Sacra in circa un’ora di auto, abbinando le due mete in un itinerario di tre o quattro giorni.

La Ribeira Sacra è il vino spagnolo più spettacolare del momento
4. Isole Canarie, Spagna
Le Canarie sono tecnicamente Africa geografica, ma politicamente Spagna — e per la scena vinicola internazionale, sono diventate uno dei territori più discussi degli ultimi tre anni. Tenerife concentra la maggior parte dell’attenzione, con le sue cinque denominazioni distribuite tra le pendici dell’Etna locale — il Teide — e la costa.
Il motivo dell’interesse è semplice: i vigneti canari, molti dei quali a piede franco perché la fillossera non ha mai raggiunto l’arcipelago, ospitano viti con secoli di vita. Le varietà autoctone — Listán Negro, Listán Blanco, Negramoll — producono vini con profili aromatici impossibili da trovare altrove: fragranti, salini, con una leggerezza che sembra contraddire la latitudine. Cantine come Envínate (presente anche in Ribeira Sacra), Suertes del Marqués e Tajinaste sono tra i nomi più cercati nelle enoteche europee.
Il turismo a Tenerife non ha bisogno di presentazioni, ma spostarsi dalla costa verso l’interno — verso La Orotava, Tacoronte o Abona — significa scoprire un’isola completamente diversa, più silenziosa e autentica, dove il vino si beve in piccoli bar locali accanto a chi lo produce.

Le Canarie stanno riscrivendo le regole del vino iberico
3. Burgenland, Austria
L’Austria è uno di quei paesi dove il vino è ovunque — nella cultura, nelle Heurigen, nelle conversazioni quotidiane — ma che all’estero fatica ancora a essere percepito come una destinazione enologica di primo piano. Il Burgenland, la regione orientale che confina con l’Ungheria, è il posto dove questo pregiudizio si sgretola più in fretta.
Il territorio si articola intorno al Lago di Neusiedl, un bacino piatto e poco profondo che crea condizioni microclimatiche straordinarie: estati calde, nebbie autunnali che favoriscono la botrytis per i grandi vini dolci, inverni rigidi. Il Blaufränkisch — vitigno rosso a bucca spessa, con acidità alta e speziatura intensa — è la bandiera della regione, e nelle versioni delle cantine di Mittelburgenland raggiunge livelli che ricordano certi Syrah del Rodano settentrionale. Cantine come Moric, Heinrich e Gesellmann sono le stelle di un territorio che produce anche eccellenti vini dolci Ausbruch, tra i più complessi e longevi d’Europa.
Rust, la piccola città sul lago, è il centro storico dell’enoturismo locale — famosa per le cicogne che nidificano sui tetti e per le sue cantine nei seminterrati dei palazzi barocchi. Il Burgenland dista meno di un’ora da Vienna, il che lo rende la combinazione perfetta per chi vuole abbinare una capitale europea tra le più belle al mondo con tre o quattro giorni in vigna.

Il Burgenland è il segreto meglio custodito dell’Austria
2. Beaujolais, Francia
Il Beaujolais è una regione che per decenni ha dovuto fare i conti con la propria reputazione — sepolta sotto milioni di bottiglie di Nouveau mediocre venduto il terzo giovedì di novembre. Quella stagione è finita. Oggi il Beaujolais è forse la regione francese più dinamica e discussa, almeno tra chi segue il vino con attenzione.
I cru — Moulin-à-Vent, Morgon, Fleurie, Brouilly e gli altri — sono da sempre la spina dorsale qualitativa della regione. Ma quello che ha cambiato le cose è l’arrivo di una generazione di produttori radicata nella filosofia del minimo intervento, che ha trasformato il Gamay in qualcosa di completamente nuovo: vini leggeri, bevibilissimi, profumati di fiori e frutta, con una complessità che sorprende. Nomi come Jean Foillard, Marcel Lapierre e Julien Sunier sono diventati riferimenti globali, ordinati nei migliori ristoranti di Londra, Copenhagen e Tokyo.
Villefranche-sur-Saône è la capitale amministrativa, ma Belleville è la base più comoda per esplorare i cru. L’area è percorribile in bicicletta — i vigneti sono collegati da strade secondarie quasi prive di traffico — e offre piccole auberge, bistrot e cantine dove la distanza tra il produttore e il bicchiere è quasi zero. Lione, a meno di 30 chilometri a sud, è una delle capitali gastronomiche d’Europa: aggiunge un livello ulteriore a qualsiasi viaggio in questa direzione.

Il Beaujolais è quella parte di Borgogna ancora da scoprire
1. Vulture, Italia
C’è un vulcano spento nel cuore della Basilicata che nessuno conosce. Non ha la fama del Vesuvio, non ha l’hype dell’Etna. Ha qualcosa di più raro: il silenzio. Il Monte Vulture si erge isolato nella regione meno visitata d’Italia, con i suoi suoli neri e porosi che trattengono il calore di giorno e lo rilasciano di notte, creando escursioni termiche che l’Aglianico — vitigno antico, probabilmente il più antico del Sud Italia — trasforma in vini di una profondità difficile da spiegare senza aprire una bottiglia.
L’Aglianico del Vulture non è un vino accomodante. È tannico, austero, con un’acidità che gli permette di invecchiare per decenni. È il tipo di vino che i sommelier ordinano quando vogliono impressionare qualcuno senza spendere quello che costerebbe una bottiglia di Barolo paragonabile. Il paragone con il Taurasi campano è inevitabile — stessa uva, stesso carattere — ma qui il vulcano aggiunge una mineralità ferrosa e una tensione che rendono il Vulture un territorio a sé.
Melfi è la città dove soggiornare: un centro medievale normanno costruito sulle pendici del vulcano, con un castello angioino che domina il paesaggio e strade dove il tempo sembra essersi fermato in modo del tutto naturale, senza sforzo scenografico. Intorno, i laghi di Monticchio — due specchi d’acqua dentro le antiche caldere del vulcano, circondati da boschi fitti — offrono uno dei paesaggi più insoliti e silenziosi del Mezzogiorno. Non c’è ressa, non ci sono code, ma roccia lavica, vino serio e una regione che non ha ancora capito quanto vale.

Il Vulture è il territorio emergente del vino italiano
Scritto da…

Simone Ingrassia è sommelier diplomato AIS e fondatore di Become Somm, media company sul vino con oltre 67.000 follower e centinaia di migliaia di lettori ogni mese sui vari canali. Ha costruito la propria competenza sul campo — tra cantine, degustazioni e viaggi nelle varie regioni — traducendola in migliaia di contenuti pubblicati tra newsletter, social e web. Scrive di vino per chi vuole capirlo davvero, senza fronzoli e senza reverenza inutile.



