Nel 2025 ha conquistato il premio “Destinazione con la migliore offerta enogastronomica” ai Premi Italia Destinazione Digitale.
Cosa troverai in questo articolo
In questo articolo troverai una panoramica sul Trentino come meta ideale per il 2026: una destinazione che arriva a questo appuntamento nel momento migliore, forte del premio “Destinazione con la migliore offerta enogastronomica” vinto nel 2025 ai Premi Italia Destinazione Digitale. Un riconoscimento che non vale solo per l’anno in cui è stato assegnato, perché fotografa la qualità di un sistema turistico e gastronomico costruito nel tempo: nel 2026 quella reputazione è ancora lì, pronta a trasformarsi in esperienza.
Poi entrerai nella cultura enogastronomica trentina, per capire come vino, cucina e tradizioni locali riescano a comporre un’identità coerente e riconoscibile.
Chiarirai anche che cosa significa davvero quel premio: perché non è soltanto un titolo da comunicare, ma un indicatore concreto di reputazione, qualità dell’accoglienza e solidità dell’offerta complessiva.
Infine attraverserai le principali zone viticole del territorio, mettendo a fuoco differenze di suolo, altitudine e microclima, e arriverai alle cantine da visitare, suddivise per area geografica, così da avere tra le mani una guida chiara e già pronta da trasformare in itinerario di viaggio.

Ecco perché il Trentino è la destinazione migliore per il 2026, BecomeSomm.
Introduzione al Trentino
Il Trentino è una terra di montagne imponenti, vallate suggestive e un paesaggio vitivinicolo di rara bellezza. Qui, la viticoltura dialoga con la natura alpina e continentale: i vigneti si estendono dal Lago di Garda ai pendii delle Dolomiti offrendo vini eleganti, freschi e carichi di carattere. Una biodiversità di microclimi e suoli unici consente di coltivare uve autoctone e internazionali in armonia, dando origine a vini e esperienze che raccontano l’anima di questo territorio.
Dal fresco e minerale Müller-Thurgau ai rossi intensi come il Teroldego Rotaliano, fino alle bollicine sofisticate del Trento Metodo Classico, il Trentino è uno scrigno di diversità enologica che incarna tradizione, innovazione e senso di luogo.
La gastronomia trentina: un mosaico di sapori autentici
La cucina trentina nasce dall’incontro tra tradizione alpina e influenza mediterranea, dove prodotti locali come formaggi di malga, carni sostenibili e materie prime di lago si intrecciano con i vini del territorio. I canederli, lo speck, la polenta e lo strudel di mele, solo per citarne alcuni, non sono piatti isolati: sono pilastri della cultura gastronomica locale, pensati per essere condivisi e accompagnati da abbinamenti profondi con i vini del territorio. La struttura dei vini trentini — freschezza nei bianchi, intensità nei rossi, fine perlage nelle bollicine — si presta a dialogare con i piatti tipici, creando percorsi sensoriali perfetti per chi ama viaggiare con gusto.
Il premio che racconta un territorio
Nel 2025 il Trentino ha ricevuto il riconoscimento di “Destinazione con la migliore offerta enogastronomica” ai Premi Italia Destinazione Digitale — considerati gli Oscar del Turismo Italiano.
Questo premio nasce dall’analisi della reputazione digitale, dei contenuti pubblicati online dai viaggiatori e dell’esperienza percepita dai visitatori, valutando elementi come qualità dell’offerta, servizi e accoglienza. E nel 2026 questo riconoscimento continua ad avere valore concreto, perché testimonia la solidità di un sistema turistico e gastronomico che non si limita a colpire per un singolo anno, ma ha costruito una reputazione nel tempo. Scegliere il Trentino ora significa andare in una destinazione che ha appena dimostrato, attraverso dati reali e sentiment positivi da milioni di contenuti online, di saper offrire esperienze enogastronomiche di alto livello e un legame autentico tra prodotti, territorio e ospitalità.
Le zone vinicole del Trentino
Il paesaggio vitivinicolo trentino si può dividere in diverse aree, ognuna con caratteristiche uniche che ne influenzano vini e terroir.
1. Altopiano di Brentonico e Lomaso (e le colline attorno a Trento)
In questa fascia di montagna e mezzacosta l’altitudine è una “firma” stilistica: le giornate luminose e le notti fresche aiutano le uve a maturare lentamente, conservando profumi nitidi e una trama minerale che nei bianchi (Pinot Grigio, Chardonnay e affini) diventa immediatamente riconoscibile. È un Trentino che si racconta per sottrazione: meno opulenza, più precisione, più slancio, con vini che sembrano fatti per accompagnare il passo lento e l’aria pulita.
In questo scenario si inserisce Maso Grener, a Pressano: pochi ettari, coltivazione sostenibile e un’idea di vino che unisce rigore tecnico e senso del luogo. Chardonnay e Sauvignon diventano il modo più diretto per capire quanto contino l’altitudine e le escursioni termiche nel dare eleganza e complessità. Poco più in là, sulle colline di Trento, Maso Martis porta la stessa logica “di quota” nel mondo delle bollicine: vigneti tra 450 e 800 metri, suoli calcareo-dolomitici e una produzione biologica che rafforza il legame tra paesaggio e stile. Qui il Trentodoc non è un dettaglio, ma un linguaggio: freschezza, finezza, identità.

Paesaggio alpino del Trentino, BecomeSomm.
2. Valle di Cembra
La Val di Cembra è la valle della viticoltura eroica: terrazzamenti, muri a secco, suoli porfirici e pendenze che costringono a lavorare con pazienza e precisione. Il risultato, spesso, sono vini “verticali”: bianchi tesi e aromatici, rossi che non cercano volume facile ma profondità, e bollicine in cui la montagna si sente come un gesto netto, asciutto, elegante.
Tenuta Gottardi è una di quelle realtà che trasformano la fatica del vigneto in racconto: varietà diverse (dal Müller Thurgau al Pinot Nero, fino alle bollicine Trentodoc) lette attraverso un paesaggio che è parte integrante del vino. Corvée, nata dall’incontro tra competenze diverse, interpreta la stessa valle come un progetto contemporaneo: alta quota, suoli porfirici e una filosofia chiara di rispetto della montagna. Qui l’idea è far parlare le tre anime del territorio — bianchi di quota, Trentodoc d’altura e rossi di carattere — senza perdere quella cifra comune che la Val di Cembra impone: energia, precisione, tensione.

Vigneti terrazzati in Val di Cembra esempio di viticoltura eroica, BecomeSomm.
3. Vallagarina
La Vallagarina è una cerniera: la valle dell’Adige disegna un corridoio naturale che cambia luce e clima, e per questo cambia anche il modo di “dire” il vino. Qui convivono l’ordine del fondovalle e la complessità delle colline e dei terrazzamenti: una geografia che permette di passare dal rosso autoctono più identitario alle bollicine di montagna, fino a bianchi e rossi che raccontano suoli diversi e microzone molto riconoscibili.
Tonini è un esempio perfetto di questa doppia anima: biologico, lavoro manuale e un’attenzione forte ai vigneti di Isera, dove il Marzemino Superiore trova un’espressione coerente con i terreni locali. Accanto, il Trentodoc (Nature e Riserva) diventa il lato “alto” del racconto, con affinamenti lunghi che cercano mineralità e complessità. Borgo dei Posseri, invece, porta la Vallagarina sul terreno dell’esperienza: un luogo storico, grandi estensioni, altitudini importanti e una visita pensata per far coincidere vino e paesaggio. La degustazione “in libertà”, camminando tra i vigneti e fermandosi con calma, rende tangibile l’idea che qui il vino non è solo prodotto: è un modo di abitare la montagna.

Castello medievale in Vallagarina con vista sulla valle dell’Adige, BecomeSomm.
4. Valle dei Laghi
La Valle dei Laghi è il Trentino dove il microclima si sente sulla pelle: venti, correnti, laghi che temperano e modulano le maturazioni. È una zona che dà vini capaci di unire freschezza e profondità, e dove alcune identità diventano simboliche: la Nosiola come bianco autoctono, il Vino Santo Trentino come patrimonio di tempo e attesa, il Trentodoc come sintesi elegante tra montagna e precisione.
Azienda Salvetta racconta questa storia con radici lunghissime: l’attenzione alla Nosiola, l’approccio biologico e il lavoro sulla tradizione del Vino Santo portano dentro il bicchiere una memoria viva, non museale. Pisoni completa la fotografia con una prospettiva diversa ma coerente: il Trentodoc come fiore all’occhiello, vigneti coltivati secondo principi biologici e, in più, la distillazione come continuità culturale. Visitare queste due realtà, una accanto all’altra, significa capire come la Valle dei Laghi sappia essere insieme antica e modernissima: un territorio che non si limita a produrre vino, ma costruisce un’identità riconoscibile.

La Valle dei Laghi è il volto più temperato del Trentino, BecomeSomm.
Ricapitolando

Infografica delle zone vinicole del Trentino con prodotti tipici e vini principali, BecomeSomm.
Conclusione
Il Trentino non è solo una destinazione turistica: è un territorio che racconta storie di vigna, cultura e gusto. Con il suo premio come migliore offerta enogastronomica, un paesaggio vitivinicolo variegato e produttori di altissima qualità, nel 2026 lo troverai pronto a diventare la tua meta imperdibile.
In ogni calice scoprirai un pezzo di storia alpina, un terroir da esplorare e un’esperienza autentica da vivere, dove il vino non è solo degustazione, ma racconto, identità e paesaggio.
Scritto da…

Andrea Leone è un digital strategist e content creator che lavora nel mondo del vino, dove si occupa di analisi, divulgazione e storytelling. Vive tra Torino e le colline del Roero e racconta il vino sia tramite Become Somm, la community italiana sulla diffusione della cultura vinicola, sia attraverso Alkemica – Wine Stories, la media company che ne esplora il lato pop e culturale.



