Cosa bevevano re, imperatori e papi? I vini che hanno fatto la storia
Dalle corti francesi ai palazzi degli imperatori, fino alle tavole dei papi: un viaggio tra i vini che hanno conquistato alcune delle persone più potenti della storia.
Quando il vino era una questione di potere
Immagina di trovarti nella Francia del Settecento. Sei stato invitato a un banchetto nella reggia di Versailles, tra enormi saloni, abiti sontuosi e tavole apparecchiate per accogliere le personalità più influenti d’Europa. A tavola arrivano piatti elaborati, preparati dai migliori cuochi di corte. E naturalmente viene servito il vino.
Ma quali vini si bevevano in occasioni come queste?
Probabilmente penserai ai grandi Bordeaux, alla Borgogna o allo Champagne. Eppure, alcuni dei vini più apprezzati dalle monarchie europee arrivavano da territori che oggi, almeno per il grande pubblico, sono meno conosciuti. Per secoli il vino ha rappresentato molto più di una semplice bevanda. Poteva essere un dono diplomatico, un privilegio riservato ai potenti e persino uno strumento per rafforzare le relazioni tra Stati.
Per comprenderlo, dobbiamo conoscere alcune delle persone che hanno fatto la storia. E soprattutto quello che arrivava nei loro calici.

Luigi XIV: il vino ungherese che conquistò Versailles
Quando pensi alla reggia di Versailles, probabilmente immagini il lusso della monarchia francese. Ma difficilmente penseresti che uno dei vini più celebrati alla corte del Re Sole arrivasse dall’Ungheria. E invece è proprio così.
Stiamo parlando del Tokaji, uno dei grandi vini dolci del mondo, prodotto nell’omonima regione vinicola ungherese. Secondo la tradizione, Luigi XIV ne rimase talmente affascinato da definirlo il re dei vini e il vino dei re. La celebre espressione è rimasta associata al Tokaji fino ai giorni nostri. Ma che cosa rendeva questo vino tanto speciale?
Il Tokaji Aszú nasce da uve colpite dalla cosiddetta muffa nobile, un fenomeno naturale che, quando si verificano particolari condizioni climatiche, favorisce la concentrazione di zuccheri e sostanze aromatiche negli acini.
Il risultato è un vino dolce estremamente complesso, capace di sviluppare profumi di albicocca, miele, frutta candita e spezie, sostenuti da un’acidità che ne bilancia la dolcezza.
Non sorprende, quindi, che un vino così particolare sia diventato uno dei protagonisti delle grandi corti europee.
E oggi? Il Tokaji Aszú continua a essere prodotto e rappresenta una delle espressioni più prestigiose dell’enologia ungherese. Un vino che puoi ancora degustare, seppur con caratteristiche produttive e stili evoluti rispetto ai secoli passati.
Napoleone Bonaparte: le bollicine dell’imperatore
Se oggi associ lo Champagne alle celebrazioni più importanti, devi sapere che questo legame ha radici molto lontane. E tra i personaggi che hanno contribuito alla sua fama troviamo anche Napoleone Bonaparte.
L’imperatore francese intratteneva rapporti con Jean-Rémy Moët, figura centrale nello sviluppo della Maison Moët & Chandon. Napoleone visitò più volte la tenuta di Épernay e arrivò a conferire a Jean-Rémy Moët la prestigiosa Légion d’honneur. Un rapporto talmente significativo che ancora oggi uno degli Champagne più celebri della Maison porta il nome di Moët Impérial, in omaggio all’imperatore.
Ma c’è un dettaglio ancora più curioso.
Secondo una celebre leggenda, sarebbero stati proprio Napoleone e i suoi soldati a rendere popolare il sabrage, la spettacolare apertura di Champagne mediante una sciabola.
La storia è affascinante, anche se non esistono prove sufficienti per attribuire con certezza l’origine di questa pratica alle truppe napoleoniche.
E oggi? Moët & Chandon è una delle Maison di Champagne più conosciute al mondo, mentre il sabrage continua a essere praticato in contesti cerimoniali e dimostrativi.
Una tradizione che, tra storia e leggenda, conserva ancora il fascino delle grandi celebrazioni imperiali.
Giovanni XXII: quando il vino conquistò i papi
Ti sei chiesto perché uno dei vini più famosi della Francia si chiami Châteauneuf-du-Pape?
La risposta è racchiusa nella sua storia.
Nel XIV secolo la sede pontificia si trovava ad Avignone, nel sud della Francia, e i papi esercitavano un’importante influenza anche sui territori circostanti. Tra questi c’era un piccolo villaggio destinato a diventare uno dei nomi più prestigiosi del vino mondiale.
Il suo destino cambiò soprattutto durante il pontificato di Giovanni XXII, che contribuì allo sviluppo dei vigneti locali e fece costruire una fortezza destinata a diventare residenza estiva pontificia. I vini prodotti nella zona conquistarono una reputazione crescente, arrivando sulle tavole del Palazzo dei Papi e, successivamente, nelle grandi corti europee.
Secondo la documentazione storica della denominazione, gli ordini per la corte pontificia arrivavano a superare i 3.000 litri annui. Una quantità che ci aiuta a comprendere quanto questa produzione fosse importante per la tavola papale.
E oggi? Châteauneuf-du-Pape è una delle denominazioni più prestigiose della Valle del Rodano, conosciuta soprattutto per i suoi rossi strutturati, complessi e longevi, nei quali il Grenache ricopre spesso un ruolo fondamentale.
Thomas Jefferson: quando il vino diventava diplomazia
Per questa storia dobbiamo lasciare temporaneamente le monarchie europee e attraversare l’Atlantico. Il protagonista è Thomas Jefferson, uno dei padri fondatori degli Stati Uniti e futuro terzo presidente americano. Prima di raggiungere la presidenza, Jefferson trascorse diversi anni in Francia, dove sviluppò una conoscenza straordinaria dei vini europei.
Visitò alcuni dei territori vinicoli più prestigiosi, approfondendo le caratteristiche dei vini e prendendo appunti sulle produzioni che considerava più interessanti.
Tra queste occupavano un posto speciale i grandi Bordeaux.
Jefferson individuò infatti quattro proprietà che considerava tra le più importanti della regione: Château Lafite, Château Latour, Château Margaux e Château Haut-Brion.
Ti dicono qualcosa questi nomi?
Sono quattro delle tenute che, molti decenni più tardi, sarebbero state riconosciute come Premier Cru Classé nella celebre classificazione del Bordeaux del 1855.
Jefferson aveva dunque intuito il prestigio di alcune delle proprietà vinicole che sarebbero diventate vere icone mondiali.
Ma il suo interesse non era soltanto gastronomico.
Con il vino, Jefferson studiava zone, conosceva le persone e approfondiva la cultura europea.
E oggi? Quelle quattro proprietà continuano a rappresentare alcuni dei nomi più prestigiosi di Bordeaux, a dimostrazione della reputazione di certi territori possa attraversare i secoli.
Carlo V: il vino spagnolo alla corte dell’imperatore
Nel Cinquecento, Carlo V era uno degli uomini più potenti del mondo. Il suo impero si estendeva su territori vastissimi, dalla penisola iberica a buona parte dell’Europa centrale, fino alle colonie americane. E tra i vini che circolavano nei territori sotto il suo dominio ce n’era uno destinato a conquistare una reputazione internazionale: quello di Jerez, in Andalusia. Già all’epoca, i vini prodotti intorno alla città spagnola erano conosciuti oltre i confini della penisola iberica e raggiungevano importanti mercati europei.
Ma perché erano tanto apprezzati?
La regione di Jerez godeva di condizioni particolarmente favorevoli alla viticoltura, grazie al clima caldo e ai caratteristici terreni bianchi di albariza, capaci di trattenere l’umidità durante i mesi più asciutti.
I suoi vini erano inoltre protagonisti di un commercio internazionale che si sarebbe sviluppato ulteriormente nei secoli successivi, soprattutto verso l’Inghilterra.
È importante, però, non confondere i vini di Jerez del Cinquecento con lo Sherry che conosciamo oggi: le moderne tecniche di fortificazione e il sistema di invecchiamento solera si affermarono più tardi.
E oggi? Jerez è una delle regioni vinicole più affascinanti della Spagna, celebre per vini come Fino, Amontillado, Oloroso e Pedro Ximénez.
Perché i potenti della storia amavano tanto il vino?
Dopo aver attraversato regge, palazzi imperiali e residenze pontificie, emerge un elemento interessante.
Per i grandi protagonisti della storia, il vino non era semplicemente una questione di gusto.
Era anche un modo per esibire ricchezza, intrattenere relazioni diplomatiche, celebrare successi e dimostrare la propria conoscenza del mondo.
Alcuni vini diventavano prestigiosi proprio perché apprezzati dalle persone più influenti dell’epoca. Altri erano già celebri grazie alla qualità delle loro produzioni e ai commerci che attraversavano l’Europa. Eppure, nonostante siano trascorsi diversi secoli, molti dei territori che abbiamo incontrato continuano a occupare un posto importante nell’enologia internazionale. Tokaj, Champagne, Châteauneuf-du-Pape, Bordeaux e Montepulciano sono ancora oggi nomi capaci di raccontare grandi tradizioni vinicole.
La differenza è che oggi non serve essere re, imperatori, papi o presidenti per avvicinarsi a queste storie. A volte basta scegliere una bottiglia, versarne un calice e conoscere qualcosa in più del luogo da cui proviene.
Perché, in fondo, conoscere il vino significa anche conoscere la storia del mondo.
Fonti storiche principali utilizzate per verificare i racconti:
Monticello e Gambero Rosso per il rapporto tra Jefferson e i grandi vini europei..
Commissione europea per il Tokaji e la tradizione legata a Luigi XIV.
Moët & Chandon per i rapporti con Napoleone e la leggenda del sabrage.
Consorzio Châteauneuf-du-Pape per la storia pontificia.
Scritto da…

Simone Ingrassia è sommelier diplomato AIS e WSET Level 3 oltre che fondatore di Become Somm, media company sul vino con oltre 67.000 follower e centinaia di migliaia di lettori ogni mese sui vari canali. Ha costruito la propria competenza sul campo — tra cantine, degustazioni e viaggi nelle varie regioni — traducendola in migliaia di contenuti pubblicati tra newsletter, social e web. Scrive di vino per chi vuole capirlo davvero, senza fronzoli e senza reverenza inutile.



