L’autunno è la tua stagione se ami bere vino, mangiare e viaggiare
C’è un periodo dell’anno in cui tre cose che di solito non coincidono si allineano. I prodotti più ricercati della cucina europea esistono solo in queste settimane. I grandi rossi, quelli che d’estate restano in cantina, tornano finalmente a tavola. E i territori più belli del vino si svuotano dai turisti di agosto, con un clima ancora mite e prezzi più bassi.
Tartufo bianco ad Alba, Törggelen in Alto Adige, Federweisser in Mosella, castagne e vino nuovo a San Martino dal Douro all’Irpinia. Ogni grande territorio del vino ha il suo rito autunnale, e quasi nessuno lo conosce finché non ci va.
L’autunno è la stagione del raccolto. In poche settimane si vendemmia, si raccolgono le castagne, si frangono le olive, si cerca il tartufo e nei boschi escono i porcini. Nessun’altra stagione concentra così tanti prodotti nello stesso momento, e quasi nessuno si può anticipare o rimandare. Per secoli è stato il periodo delle feste più importanti delle comunità rurali, ed è per questo che ancora oggi Törggelen, Magusto e San Martino esistono: non sono eventi per turisti, ma tradizioni nate per celebrare la fine del raccolto.
Il ritorno dei vini rossi importanti
I grandi rossi vanno serviti tra 16 e 18 gradi, e a luglio nessuna sala da pranzo italiana ci arriva. Un rosso tannico a 26 gradi diventa alcolico e pesante, e non è colpa del vino ma della stagione. In autunno il problema sparisce, ed è il momento del Taurasi, dello Sforzato di Valtellina, del Gattinara, del Montefalco Sagrantino e del Lagrein: vini che chiedono un brasato, un fuoco acceso e una serata lunga magari in compagnia di amici e familiari.
Poi c’è il vino nuovo. Il novello arriva sugli scaffali a fine ottobre, e l’11 novembre, a San Martino, si apre la prima bottiglia dell’annata con le castagne arrostite, uno di quegli abbinamenti che amo veramente tanto.

Il vantaggio che nessuno considera: il clima
In agosto i territori del vino sono pieni e caldi, e molte cantine lavorano a ritmo ridotto. In ottobre succede l’opposto: c’è meno folla, le temperature sono perfette per camminare tra i vigneti e le cantine sono in piena attività, perché il vino è appena nato.
In molti territori la vendemmia non è nemmeno finita. Cantine Aperte in Vendemmia, con oltre 700 cantine del Movimento Turismo del Vino, va avanti fino al 25 ottobre, e in Irpinia e sull’Etna si raccoglie ancora a fine mese. Fuori dall’alta stagione estiva, poi, hotel e agriturismi costano in genere meno: per chi viaggia per mangiare e bere, è il miglior rapporto qualità-prezzo dell’anno.
Ma non tutti i territori vivono l’autunno allo stesso modo. Ce ne sono alcuni dove vino, cucina e paesaggio raggiungono il loro momento migliore proprio adesso, e dove un weekend di ottobre vale più di una settimana ad agosto. Ne abbiamo scelti dieci, cinque in Italia e cinque in Europa.
Valle Isarco, Alto Adige
Qui l’autunno ha un nome proprio: Törggelen. Da metà ottobre si va di maso in maso ad assaggiare il vino nuovo con castagne arrostite, speck, canederli e krapfen. Nel bicchiere ci sono alcuni dei bianchi di montagna più tesi d’Italia, Sylvaner, Kerner e Grüner Veltliner, molti prodotti all’Abbazia di Novacella, dove i monaci fanno vino dal 1142. A pochi chilometri c’è Chiusa, con il monastero di Sabiona arroccato sulla rupe.
Valtellina, Lombardia
A un’ora e mezza da Milano, oltre 2.500 chilometri di muretti a secco reggono le terrazze vitate sopra Sondrio. Qui il Nebbiolo si chiama Chiavennasca e dà due grandi rossi: il Valtellina Superiore, elegante e fresco, e lo Sforzato, ottenuto da uve appassite, più potente e vellutato. A tavola ci sono pizzoccheri, sciatt, bresaola e formaggi d’alpe, che con questi vini trovano l’abbinamento naturale.
Alto Piemonte
Gattinara, Ghemme, Boca, Lessona: un tempo questa era la vera capitale del Nebbiolo, poi fu quasi abbandonata. Il clima più caldo l’ha riportata al centro, tanto che nel 2018 la famiglia Conterno ha comprato la tenuta Nervi a Gattinara. I vini sono più freschi e verticali del Barolo, i piatti sono risotti, salumi della Valsesia e formaggi d’alpeggio, e il paesaggio arriva fino ai laghi d’Orta e Maggiore.
Irpinia, Campania
Tre DOCG in una sola provincia: Taurasi, Fiano di Avellino e Greco di Tufo. Pochi territori in Italia possono dire altrettanto. L’Aglianico di Taurasi è tra le uve vendemmiate più tardi in Italia, spesso fino a fine ottobre. A tavola arrivano la castagna di Montella IGP, il tartufo nero di Bagnoli Irpino, i porcini e le carni alla brace, tra borghi in pietra e boschi dell’Appennino che i turisti non conoscono.
Etna, Sicilia
Vigne fino a oltre mille metri sul vulcano attivo più alto d’Europa, nella prima DOC della Sicilia, nata nel 1968. Il Nerello Mascalese dà rossi eleganti e minerali, il Carricante bianchi salini e longevi. In autunno si mangiano funghi e castagne, con il pistacchio di Bronte a pochi chilometri e il mare sempre all’orizzonte.

Rappresentazione della Valle Isarco, in autunno.
Wachau, Austria
Terrazze di pietra affacciate sul Danubio, patrimonio UNESCO, dove nascono alcuni dei Riesling e dei Grüner Veltliner migliori al mondo. Si bevono nelle Heurigen, le osterie dei vignaioli, con piatti semplici e vino della casa. Lungo il fiume si incontrano l’abbazia barocca di Melk e il castello di Dürnstein, dove fu imprigionato Riccardo Cuor di Leone.
Mosella, Germania
Riesling da pendii di ardesia tra i più ripidi d’Europa e, solo in autunno, il Federweisser, il vino nuovo ancora in fermentazione, servito con lo Zwiebelkuchen, la torta di cipolle. A pochi chilometri dal fiume c’è Burg Eltz, il castello di proprietà della stessa famiglia da oltre 800 anni, e poco più in là il castello di Cochem.
Alsazia, Francia
La Strada dei Vini d’Alsazia corre per circa 170 chilometri tra villaggi a graticcio come Riquewihr ed Eguisheim, dove ogni insegna in ferro battuto indica una cantina. Nel bicchiere ci sono Riesling, Gewürztraminer e Pinot Gris, a tavola choucroute, flammkuchen e foie gras. È uno dei posti in Europa dove cibo, vino e paesaggio sembrano progettati insieme.
Valle del Douro, Portogallo
È una delle prime regioni vinicole delimitate per legge al mondo, nel 1756, oggi patrimonio UNESCO. Qui nascono il Porto e grandi rossi secchi, nelle quintas affacciate sul fiume, da visitare anche in crociera. L’11 novembre si festeggia il Magusto di San Martino con castagne arrostite e vino nuovo, e la città di Porto è a un’ora e mezza.
Tokaj, Ungheria
Le nebbie autunnali del fiume favoriscono la muffa nobile, che appassisce gli acini sulla pianta: da qui nasce l’Aszú, uno dei vini dolci più celebri al mondo. Si assaggia in chilometri di cantine scavate nella roccia, patrimonio UNESCO dal 2002, accompagnato dalla cucina ungherese di terra, con gulasch e piatti alla paprika.

Rappresentazione di Tokaj, in autunno.
L’autunno non è la fine della bella stagione, ma il momento in cui vino, cucina e territorio danno il meglio nello stesso periodo. Il tartufo, l’olio nuovo, le castagne e i porcini esistono solo adesso. I grandi rossi tornano a tavola alla temperatura giusta. E le cantine aprono le porte proprio mentre il vino sta nascendo, con meno folla e prezzi più bassi rispetto all’estate.
La finestra però è breve. Chi vuole vivere uno di questi territori nel suo momento migliore deve organizzarsi adesso: tra poche settimane, molte di queste esperienze si potranno solo aspettare fino al prossimo anno.
Scritto da…

Simone Ingrassia è sommelier diplomato AIS e WSET Level 3 oltre che fondatore di Become Somm, media company sul vino con oltre 67.000 follower e centinaia di migliaia di lettori ogni mese sui vari canali. Ha costruito la propria competenza sul campo — tra cantine, degustazioni e viaggi nelle varie regioni — traducendola in migliaia di contenuti pubblicati tra newsletter, social e web. Scrive di vino per chi vuole capirlo davvero, senza fronzoli e senza reverenza inutile.



