La guida definitiva ai sistemi di allevamento della vite in giro per il mondo
Il sistema di allevamento della vite è molto più di una semplice tecnica agricola: è una scelta agronomica, storica e culturale che influenza profondamente lo stile del vino, la qualità dell’uva e la sostenibilità del vigneto nel tempo. Con “sistema di allevamento” si intende la forma con cui la vite viene impostata e gestita lungo il suo ciclo vitale, determinando il suo sviluppo in altezza, larghezza, esposizione e densità. Ogni sistema nasce per rispondere a precise esigenze ambientali, climatiche, varietali ed economiche: ciò che funziona su una collina piemontese non sarà adatto a un suolo lavico siciliano, e viceversa. In termini pratici, il sistema di allevamento della vite incide sulla quantità di luce e aria che raggiunge i grappoli, sull’efficienza della fotosintesi, sulla gestione delle malattie e sulla possibilità di meccanizzare operazioni come la potatura o la vendemmia. Ma c’è anche una componente estetica e identitaria: alcune forme, come l’alberello o la pergola, sono veri simboli di paesaggi viticoli storici, riconosciuti e protetti persino dall’UNESCO.
In questa guida esploreremo i sistemi più conosciuti – dal Guyot al Cordone Speronato, dall’Alberello alla Pergola – per poi scoprire anche alcune forme meno note ma ricche di valore tecnico e culturale.
Se ti interessa davvero capire come la forma della vite possa influenzare il calice, questo è il punto di partenza ideale.
Guyot (semplice e doppio)
Il Guyot è uno dei sistemi più diffusi al mondo, basato su potatura lunga: un tralcio (o due, nel doppio) viene disteso orizzontalmente su fili di sostegno. È ideale per vitigni a fertilità basale e permette un buon equilibrio vegeto-produttivo. Offre una discreta esposizione alla luce e facilita il controllo delle rese. È molto usato in Borgogna, Alsazia, nord Italia (Piemonte, Oltrepò) e Germania, soprattutto in vigneti collinari e di qualità.

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Cordone Speronato
Questo sistema a potatura corta si basa su un tronco permanente con speroni di due gemme, rinnovati ogni anno. È apprezzato per la semplicità di gestione e la facilità di meccanizzazione, ideale per vigneti moderni. Garantisce un’ottima esposizione dei grappoli e una produzione costante. Viene utilizzato ampiamente in Toscana, Spagna (Rioja e Ribera del Duero), Argentina e in molte aree vitate ad alta densità dove si cerca efficienza.

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Pergola (trentina, veronese…)
La pergola porta la vegetazione verso l’alto, creando una copertura a tetto che protegge i grappoli da sole e piogge. È utile in zone con forte irraggiamento o suoli umidi, perché favorisce l’ombreggiamento e la ventilazione. Richiede molta manodopera e non si adatta alla meccanizzazione, ma può garantire buoni risultati in annate calde. Diffusa nel Trentino, nel Veneto (soprattutto Soave) e in Abruzzo, è legata a vitigni come il Montepulciano e la Nosiola.

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Tendone
Simile alla pergola ma più espanso e orizzontale, il tendone è pensato per massimizzare la produzione. Le viti crescono con tralci lunghi appesi a una struttura alta, e i grappoli pendono verso il basso. È perfetto per uva da tavola o da taglio, meno adatto per vini di alta qualità. Viene utilizzato soprattutto in Puglia, Sicilia, Brasile e Perù, grazie alla sua capacità di garantire rese elevate in contesti caldi e soleggiati.

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Alberello
L’alberello è tra i sistemi più antichi: la pianta cresce bassa, autonoma, senza fili o pali. È resistente al vento, alla siccità e si adatta a suoli poveri e climi estremi. Tuttavia, richiede molta manodopera e non è meccanizzabile. È il simbolo delle viticolture eroiche del Mediterraneo: Pantelleria (dove è patrimonio UNESCO), Etna, Mandrolisai, ma anche Grecia, Spagna e Sud della Francia. Ottimo per vini longevi e di grande concentrazione.

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Altri sistemi meno diffusi ma interessanti
Oltre ai grandi classici, nel mondo esistono sistemi meno noti ma altamente specializzati, spesso creati per esigenze tecniche o territoriali specifiche. Il Sylvoz, diffuso in Veneto, è simile al Guyot ma con potatura lunga e tralci piegati verso il basso, pensato per rese medio-alte. Il Casarsa, sviluppato nel Friuli post-bellico, mira alla meccanizzazione e alla produttività. Negli Stati Uniti troviamo il Geneva Double Curtain, che sfrutta due pareti vegetative orizzontali per massimizzare l’esposizione alla luce, e lo Scott-Henry, con parete verticale doppia (una parte alta, una bassa) per migliorare aerazione e ridurre la vigoria. Il sistema Lyre, o “a lira”, prevede due cordoni aperti a forma di “V”, aumentandone esposizione e arieggiamento; usato in Francia, Australia e California. La VSP (Vertical Shoot Positioning) è la base di molte viticolture moderne ad alta densità, con una parete verticale semplice ma ordinata. Nei paesi caldi come Brasile o Argentina si trova il Pergolado, pensato per proteggere da piogge torrenziali e sole eccessivo. Il sistema “Basket” (Kouloura) è un tradizionale sistema dell’isola di Santorini, in Grecia, dove le viti crescono intrecciate a forma di nido o corona. Serve a proteggere grappoli e vegetazione dai venti forti e dall’aridità.
Nel nuovo mondo, in climi secchi, troviamo forme a basso impatto come il Bush Vine, erede moderno dell’alberello, privo di sostegni e molto resistente. Altri sistemi industriali includono il T-trellis, lo Y-trellis e l’U-trellis, usati per uva da tavola o produzione intensiva. In Italia sopravvivono forme storiche come Palmetta, Capovolto, Bellussi o Monaco, oggi quasi scomparse ma ancora visibili in contesti tradizionali o per la salvaguardia della biodiversità viticola.



