Cantine Aperte conferma il Friuli-Venezia Giulia come uno dei modelli più riusciti dell’enoturismo italiano
Con oltre 80 aziende coinvolte e un territorio che unisce grandi vini e un’accoglienza da favola, il Friuli dimostra come il turismo del vino possa trasformarsi in una vera esperienza di viaggio.
Cosa troverai in questo articolo
In questo articolo scoprirai perché il Friuli Venezia Giulia è diventato uno dei territori più interessanti per l’enoturismo italiano. Partendo dall’edizione 2026 di Cantine Aperte, viaggeremo tra Collio, Colli Orientali e Friuli Occidentale per capire come vino, paesaggio e accoglienza abbiano trasformato questa regione in una destinazione sempre più amata dagli appassionati.

Cantine Aperte conferma il Friuli-Venezia Giulia come uno dei modelli più riusciti dell’enoturismo italiano, BecomeSomm.
Che cos’è Cantine Aperte?
Il 31 maggio e il 1° giugno torna Cantine Aperte, una delle manifestazioni più importanti dell’enoturismo italiano. Nata oltre trent’anni fa grazie al Movimento Turismo del Vino, l’iniziativa ha rivoluzionato il rapporto tra produttori e consumatori, trasformando le cantine da luoghi esclusivamente produttivi a spazi di incontro, cultura e scoperta. Per un intero fine settimana migliaia di appassionati avranno la possibilità di entrare nei vigneti, visitare le cantine, partecipare a degustazioni guidate e conoscere da vicino le persone che ogni giorno lavorano per trasformare l’uva in vino.
L’edizione 2026 conferma ancora una volta il ruolo centrale del Friuli Venezia Giulia all’interno della manifestazione, con decine di aziende coinvolte in tutto il territorio regionale. Un risultato che non arriva per caso, ma che rappresenta la naturale conseguenza di un percorso iniziato molti anni fa. Oggi il Friuli non è soltanto una delle regioni che produce alcuni dei vini più apprezzati d’Italia, ma è anche una delle destinazioni che meglio ha saputo interpretare il concetto contemporaneo di enoturismo, fatto di esperienze autentiche, accoglienza e profondo legame con il territorio.
Perché il Friuli è diventato una delle capitali italiane dell’enoturismo
Negli ultimi anni il modo di viaggiare è cambiato profondamente. Sempre più persone non cercano soltanto una meta da visitare, ma un luogo da vivere. Vogliono conoscere le storie dietro un prodotto, incontrare chi lo realizza, comprendere il paesaggio che lo rende possibile. In questo scenario il Friuli Venezia Giulia si è ritagliato uno spazio privilegiato grazie a una combinazione difficile da trovare altrove: grandi vini, paesaggi spettacolari, gastronomia d’eccellenza e un livello di autenticità che molte destinazioni più famose hanno inevitabilmente perso.
Qui il vino diventa il filo conduttore di un viaggio che attraversa colline, borghi storici e vallate ancora lontane dai flussi del turismo di massa. In pochi chilometri si passa dalle dolci colline del Collio alle vallate dei Colli Orientali, fino alle aree più pianeggianti delle Grave e alle suggestioni quasi mediterranee del Carso. Ogni zona possiede una propria identità, una propria cultura gastronomica e una propria interpretazione del vino. È proprio questa varietà a rendere il Friuli una delle regioni più complete per chi desidera scoprire il mondo del vino direttamente nei luoghi in cui nasce.
Collio: il luogo dove il Friuli ha costruito la sua fama internazionale
Se esiste un territorio che ha contribuito più di ogni altro a costruire la reputazione enologica del Friuli Venezia Giulia, quello è senza dubbio il Collio. Un susseguirsi di colline che si estendono lungo il confine con la Slovenia, caratterizzate da un paesaggio ordinato e armonioso, dove la vite convive da secoli con boschi, piccoli borghi e strade panoramiche. È qui che nasce gran parte della fama internazionale dei grandi bianchi friulani, grazie a un terroir unico dominato dalla cosiddetta “ponca”, un’alternanza di marne e arenarie capace di conferire ai vini una straordinaria profondità minerale.
Tra queste colline operano aziende che hanno saputo interpretare il territorio con stili differenti ma accomunati dalla stessa ricerca della qualità. A Mossa, nel cuore della denominazione, Ronco Blanchis rappresenta una delle espressioni più sincere del Collio contemporaneo. La famiglia lavora seguendo una filosofia produttiva ispirata al biologico, ponendo grande attenzione al vigneto e valorizzando in particolare il Friulano, vitigno simbolo della regione che qui trova condizioni ideali per esprimere eleganza, freschezza e personalità.
Poco più a est, tra le colline di Dolegna del Collio, La Rajade racconta un’altra interpretazione di questo territorio straordinario. I vigneti poggiano anch’essi sulla caratteristica ponca e beneficiano dell’incontro tra le brezze dell’Adriatico e la protezione delle Alpi Giulie. Il risultato sono vini che esprimono con precisione il carattere del Collio, dalle varietà storiche come Friulano e Ribolla Gialla fino al Collio Bianco, autentica sintesi dell’identità enologica locale. Visitare queste colline significa comprendere perché il Collio sia considerato uno dei territori più prestigiosi per la produzione di vini bianchi in tutta Europa.
Colli Orientali del Friuli: la terra dove convivono grandi bianchi e grandi rossi
Se il Collio rappresenta il volto più celebre del vino friulano, i Colli Orientali custodiscono probabilmente la sua anima più profonda. Qui il paesaggio diventa più vario, le vallate si alternano alle colline e ogni comune sembra raccontare una storia diversa. È una zona che negli ultimi decenni ha dimostrato una straordinaria capacità di valorizzare sia i grandi bianchi sia alcuni dei vitigni rossi più identitari della regione. Schioppettino, Refosco dal Peduncolo Rosso, Pignolo e Tazzelenghe convivono accanto a Friulano, Ribolla Gialla e Sauvignon, creando una delle aree vitivinicole più complete d’Italia.
Nel cuore della Valle dello Judrio, a Prepotto, Ronco dei Pini interpreta questo territorio attraverso una viticoltura profondamente legata alla tradizione locale. La famiglia Novello coltiva da generazioni i propri vigneti su terreni di ponca, dando vita a vini che esprimono con precisione il carattere dei Colli Orientali. Lo Schioppettino di Prepotto rappresenta il simbolo di questa filosofia, un vino elegante e speziato che negli ultimi anni ha contribuito a far conoscere questo straordinario vitigno ben oltre i confini regionali. Accanto a lui trovano spazio anche un Friulano di grande freschezza e una Ribolla Gialla che racconta perfettamente la vocazione del territorio per i vini vibranti e territoriali.
Pochi chilometri più a nord, nei dintorni di Cividale del Friuli, emerge una delle storie più originali dell’enologia friulana contemporanea. La famiglia Moschioni ha scelto infatti una strada controcorrente: dimostrare che una terra famosa per i grandi bianchi può produrre anche alcuni dei rossi più importanti d’Italia. Una sfida iniziata negli anni Ottanta e portata avanti con una coerenza quasi ostinata, lavorando vitigni come Schioppettino, Refosco dal Peduncolo Rosso, Pignolo e Tazzelenghe attraverso pratiche artigianali che mettono al centro il tempo, la materia e il rispetto delle uve. Le loro bottiglie sono diventate negli anni un punto di riferimento per chi cerca vini di carattere, profondità e forte identità territoriale.
Sempre nei Colli Orientali, a Ipplis di Premariacco, Roberto Scubla rappresenta una delle espressioni più raffinate della viticoltura friulana. Nato da una passione coltivata lontano dal mondo agricolo, il progetto ha saputo affermarsi grazie a una ricerca costante dell’equilibrio tra precisione tecnica e rispetto della natura. I dodici ettari vitati vengono gestiti con cura quasi artigianale e danno origine a vini che uniscono eleganza, complessità e longevità. Accanto ai grandi bianchi della tradizione friulana trovano spazio interpretazioni personali come il Rosso Scuro, il Cràtis e il Bianco Pomèdes, etichette che raccontano la libertà creativa di un produttore capace di costruire una propria identità senza mai perdere il legame con il territorio.
Dalle Grave al Friuli occidentale: territori meno conosciuti che meritano attenzione
Quando si parla di Friuli Venezia Giulia, l’attenzione si concentra spesso sulle colline del Collio e dei Colli Orientali. Eppure una parte importante della ricchezza enologica regionale nasce nelle aree più occidentali, dove i paesaggi cambiano e lasciano spazio a terreni di origine alluvionale, modellati nei secoli dai grandi corsi d’acqua che scendono dalle montagne. Qui la viticoltura assume caratteristiche differenti, ma non meno interessanti, dando vita a vini di forte personalità e a realtà produttive che meritano di essere scoperte.
A Roveredo in Piano, ai piedi delle Prealpi Carniche, la famiglia Bessich porta avanti una storia iniziata nel 1959 e giunta oggi alla terza generazione. I vigneti si sviluppano su terreni ghiaiosi e sassosi che favoriscono la produzione di vini particolarmente espressivi e longevi. La cantina ha costruito negli anni una reputazione solida grazie a etichette che interpretano il territorio con autenticità, come il Sauvignon Il Puart o il Tornielli Rosso, ma il vero valore aggiunto risiede nella capacità di raccontare il Friuli occidentale attraverso una gamma di vini che spazia dalle varietà autoctone ai grandi internazionali, mantenendo sempre un forte legame con il territorio d’origine.
Poco distante, Bosco Albano rappresenta un esempio interessante di come il vino possa diventare parte di un progetto più ampio, capace di unire paesaggio, sostenibilità e ospitalità. Circondata da boschi e aree naturali protette, la tenuta si sviluppa su quasi quaranta ettari dove la produzione vitivinicola convive armoniosamente con l’ambiente circostante. I vini nascono con l’obiettivo di esprimere il carattere più autentico del Friuli, dal Friulano alla Ribolla Gialla, fino al Pinot del Bosco Metodo Classico. Qui l’esperienza del visitatore va oltre la semplice degustazione e diventa un’occasione per riscoprire un rapporto più lento e consapevole con il territorio.
Il futuro dell’enoturismo passa anche dalla sostenibilità
Uno dei motivi che rendono il Friuli Venezia Giulia una destinazione sempre più interessante per gli appassionati di vino è la capacità di guardare al futuro senza perdere il contatto con le proprie radici. Sempre più aziende stanno investendo in pratiche agricole sostenibili, valorizzazione del paesaggio e tutela della biodiversità, rispondendo a una sensibilità crescente da parte dei visitatori che oggi desiderano conoscere non soltanto il vino, ma anche il modo in cui viene prodotto.
Questa visione trova una delle sue espressioni più significative in Arcania, realtà nata dall’unione di storiche aziende agricole friulane che hanno scelto di dedicarsi completamente all’agricoltura biologica. Situata nei pressi del Castello di Arcano Superiore, la cantina lavora esclusivamente uve provenienti da vigneti coltivati secondo i principi del biologico, rinunciando a diserbanti e prodotti di sintesi per preservare l’equilibrio naturale dell’ambiente. I vini che ne derivano raccontano non solo il territorio friulano, ma anche una filosofia produttiva che guarda alle generazioni future, dimostrando come qualità, sostenibilità e identità possano convivere in modo virtuoso.
In fondo è proprio questa la forza del Friuli Venezia Giulia. Una regione capace di unire grandi vini, paesaggi autentici, tradizioni secolari e una visione moderna dell’accoglienza. Cantine Aperte rappresenta soltanto una finestra privilegiata su questo mondo, ma il vero motivo per visitare il Friuli rimane immutato durante tutto l’anno: la possibilità di scoprire territori ancora genuini, incontrare persone che vivono il vino con passione e comprendere, calice dopo calice, perché questa regione sia diventata una delle destinazioni più affascinanti dell’enoturismo italiano.

Mappa delle principali zone vinicole del Friuli-Venezia Giulia e le cantine protagoniste dell’articolo, BecomeSomm.
Scritto da…

Andrea Leone è un digital strategist e content creator che lavora nel mondo del vino, dove si occupa di analisi, divulgazione e storytelling. Vive tra Torino e le colline del Roero e racconta il vino sia tramite Become Somm, la community italiana sulla diffusione della cultura vinicola, sia attraverso Alkemica – Wine Stories, la media company che ne esplora il lato pop e culturale.



