1716, l’anno in cui la Toscana inventò le denominazioni del vino
La storia che ha cambiato per sempre il vino toscano
Tre secoli fa un decreto mediceo trasformò il modo di pensare il vino. Oggi quelle stesse colline raccontano una delle tradizioni vinicole più affascinanti del mondo.
Cosa troverai in questo articolo
In questo articolo non faremo solo una panoramica sulla Toscana del vino. Faremo piuttosto un viaggio dentro una storia che parte da oltre tre secoli fa e arriva fino alle cantine di oggi.
Scoprirai perché nel 1716 la Toscana prese una decisione che avrebbe cambiato il modo di proteggere il vino, come da quell’intuizione sono nati alcuni dei territori più celebri del mondo e perché ancora oggi queste colline continuano ad attirare appassionati, produttori e viaggiatori da ogni parte del pianeta.

La storia che ha cambiato per sempre il vino toscano, BecomeSomm.
Il vino prima delle denominazioni
Per secoli il vino è stato prodotto ovunque in Europa. Ogni villaggio aveva le sue vigne, ogni contadino il suo vino, e la produzione faceva parte della vita quotidiana delle comunità rurali.
Non esisteva ancora un vero sistema capace di distinguere i territori o di proteggere l’origine di una produzione. Il vino era certamente legato alla terra da cui nasceva, ma quel legame non era ancora stato codificato in modo chiaro. Non esistevano confini ufficiali, disciplinari o denominazioni come li intendiamo oggi. Ogni zona aveva le proprie consuetudini agricole, i propri vitigni e le proprie tecniche di vinificazione tramandate nel tempo. Tuttavia queste differenze restavano spesso locali, conosciute soprattutto da chi viveva o commerciava in quei territori.
Nel Seicento la Toscana era già una regione agricola ricca e dinamica. Le sue colline producevano vini apprezzati nelle città italiane e nelle corti europee, grazie anche alla posizione strategica di Firenze e ai commerci che attraversavano il Mediterraneo.
Le colline tra Firenze e Siena, le terre del Montalbano e le zone attorno a Montepulciano e Montalcino erano già riconosciute per la qualità delle loro produzioni. Ma mancava ancora qualcosa di fondamentale: una regola capace di definire e proteggere il valore di quei luoghi.
Serviva un modo per stabilire dove nasceva davvero un vino e perché quel territorio fosse speciale. Quella intuizione sarebbe arrivata di lì a poco, cambiando per sempre il modo di pensare il vino.
1716: il decreto che cambiò la storia del vino toscano
Nel 1716 accadde qualcosa che avrebbe cambiato la storia del vino. Il Granduca Cosimo III de’ Medici firmò un decreto destinato a diventare celebre: il Bando dei Vini.
Con questo documento vennero delimitate alcune zone dove era possibile produrre vini di qualità riconosciuta.
Le aree erano:
- Chianti
- Carmignano
- Pomino
- Valdarno di Sopra
L’idea era semplice ma rivoluzionaria. Per la prima volta si stabiliva che il valore di un vino dipende anche dal territorio in cui nasce. Era il primo passo verso ciò che oggi chiamiamo denominazione.
Da un editto a una tradizione vinicola
Quella decisione cambiò lentamente il destino di queste colline.
Nei secoli successivi il vino toscano iniziò a costruire una reputazione sempre più forte. I territori si specializzarono, i vitigni trovarono la loro identità e alcune zone diventarono veri simboli della viticoltura italiana.
Oggi la Toscana è una delle regioni vinicole più influenti del mondo. E per capirne davvero l’anima bisogna attraversare le sue colline.
Continua a leggere questo articolo per scoprire le principali zone vinicole di questa splendida regione.

Le principali zone vinicole della Toscana, BecomeSomm.
Prima tappa: il Chianti Classico
Il viaggio nella Toscana del vino non può che partire dal Chianti Classico, il territorio che più di ogni altro rappresenta l’immagine stessa della regione.
Tra Firenze e Siena si susseguono colline morbide, boschi e piccoli borghi medievali. Qui il Sangiovese trova una delle sue espressioni più eleganti, dando vita a vini freschi, equilibrati e profondamente territoriali.
Tra i luoghi che raccontano questa tradizione c’è Vignamaggio, una delle fattorie storiche più suggestive del Chianti Classico. Immersa in un paesaggio che conserva ancora oggi il fascino della Toscana rinascimentale, la tenuta affonda le sue origini nel Medioevo e nei secoli è diventata un punto di riferimento della cultura agricola locale. Le vigne che circondano la villa testimoniano un rapporto antico tra uomo e natura, fatto di lavoro paziente e rispetto dei cicli stagionali. Camminando tra i filari si percepisce la dimensione più autentica della campagna toscana, dove il paesaggio diventa parte integrante dell’esperienza del vino.
Sempre nel cuore del Chianti Classico si trova Azienda Agricola La Croce, realtà familiare nata negli anni Sessanta e cresciuta grazie alla passione di tre generazioni. Dai sedici ettari originari l’azienda si estende oggi su oltre cento ettari tra vigneti, oliveti e boschi tra Castellina in Chianti e Poggibonsi. Qui la tradizione agricola si intreccia con una visione moderna della viticoltura, dando vita a Chianti Classico DOCG, Riserva e Gran Selezione che raccontano con equilibrio il carattere di queste colline.
A Greve in Chianti si incontra invece Azienda Agricola Leonardo Manetti, una piccola realtà familiare dove il vino nasce dall’incontro tra conoscenza tecnica e amore per la terra. I vigneti crescono su suoli calcarei e argillosi che esaltano la personalità del Sangiovese, da cui nascono Chianti Classico e Toscana IGT capaci di esprimere con eleganza il territorio. Accanto alla viticoltura l’azienda coltiva anche il giaggiolo, il fiore simbolo del Chianti destinato all’industria dei profumi.
Nel suggestivo borgo medievale di Montefioralle si trova Azienda Agricola Maurizio Brogioni, una piccola realtà artigianale che interpreta il Chianti Classico con grande autenticità. I vigneti, situati a circa 350 metri di altitudine, sono coltivati principalmente a Sangiovese affiancato da Merlot e Syrah. Da queste uve nascono vini che raccontano con immediatezza il carattere del territorio e la passione di una famiglia profondamente legata alla terra.
Tra le colline che abbracciano Panzano in Chianti si trova infine Fattoria Le Fonti, una piccola azienda familiare guidata dalla famiglia Schmitt-Vitali. I vigneti affondano le radici nei terreni di galestro e sono coltivati secondo regime biologico certificato. Qui il Sangiovese esprime tutta la sua eleganza, dando vita a Chianti Classico, Riserva e Gran Selezione che raccontano con precisione l’identità di questa parte del Chianti.

Paesaggio vinicolo del Chianti Classico, BecomeSomm.
Seconda tappa: Montalcino
Tra le colline a sud di Siena si trova Montalcino, uno dei territori più prestigiosi della viticoltura italiana. Qui il Sangiovese trova una delle sue espressioni più profonde e longeve, dando vita al Brunello di Montalcino, uno dei vini più iconici d’Italia.
Tra le aziende che raccontano questo territorio c’è Azienda Agricola Altesino, una realtà storica fondata negli anni Settanta e oggi guidata dalla famiglia Gnudi Angelini. I vigneti sono distribuiti in diverse zone della denominazione, tra cui Montosoli, una delle aree più vocate di Montalcino. Grazie alla varietà dei microclimi e alla cura artigianale nella gestione delle vigne, i vini di Altesino esprimono eleganza, struttura e una grande capacità di evoluzione nel tempo. La cantina, ospitata negli ambienti storici del Palazzo Altesi, unisce fascino antico e innovazione sostenibile.

Vigneti sulle colline di Montalcino, BecomeSomm.
Terza tappa: Montepulciano
Proseguendo verso la Val di Chiana si arriva a Montepulciano, patria del Vino Nobile di Montepulciano. Qui il Sangiovese, chiamato localmente Prugnolo Gentile, dà vita a vini eleganti, equilibrati e profondamente legati alla storia di queste colline.
Tra le aziende che interpretano questo territorio troviamo Tenuta Vallocaia, nata dalla visione di Rudolf Bindella e cresciuta nel tempo come un mosaico armonioso di vigneti e uliveti. I suoli argillosi e ricchi di scheletro permettono al Prugnolo Gentile di sviluppare grande carattere, dando vita a vini vibranti e longevi. In cantina tradizione e innovazione convivono attraverso fermentazioni spontanee e affinamenti attentamente calibrati.
Nella stessa zona si trova anche Villa S. Anna, storica azienda familiare situata nelle campagne di Abbadia di Montepulciano. Qui, tra vigneti che si estendono tra i 250 e i 340 metri di altitudine, Simona e le sue figlie Anna e Margherita portano avanti una tradizione secolare. Nelle cantine sotterranee del XIX secolo maturano Vino Nobile, Rosso di Montepulciano e Chianti Colli Senesi, vini che raccontano con eleganza e sincerità l’identità di questo territorio.

Colline vitate di Montepulciano, BecomeSomm.
Quarta tappa: Carmignano
Tra le denominazioni già citate nel bando mediceo del 1716 troviamo Carmignano, una delle zone storiche della Toscana del vino. Situata sulle colline del Montalbano, questa piccola denominazione ha conservato nei secoli una forte identità territoriale.
Tra le realtà più rappresentative di questa zona c’è Fattoria Ambra, azienda guidata da Beppe e Susan Rigoli che coltiva quattro crus storici tra gli 80 e i 250 metri di altitudine. I vigneti crescono su suoli di galestro, arenaria e alberese, dando vita a vini di grande personalità. Qui il Sangiovese convive con Cabernet, Canaiolo e altre varietà locali, creando Carmignano DOCG e riserve che esprimono con eleganza la tradizione di questo territorio.

Paesaggio viticolo di Carmignano, BecomeSomm.
Quinta tappa: Maremma
Il viaggio nella Toscana del vino si conclude in Maremma, una delle zone più dinamiche della regione. Qui il paesaggio cambia: le colline si aprono verso il mare e la natura diventa protagonista, con boschi, vigneti e ampi spazi ancora selvaggi.
Tra queste terre si trova Tenuta Pianirossi, un progetto nato oltre vent’anni fa dal sogno di Stefano Sincini. La tenuta si sviluppa tra vigneti e boschi coltivati secondo metodo biologico, con lavorazioni interamente manuali. In cantina tradizione e tecniche moderne si incontrano per dare vita a vini eleganti e schietti, dal Montecucco Sangiovese ai rossi IGT. Accanto alla produzione vinicola, la tenuta ospita anche un boutique hotel immerso nella natura, dove il ritmo della Maremma invita a rallentare e riscoprire il rapporto con il territorio.

Vigneti della Maremma toscana immersi nella natura, BecomeSomm.
Sesta tappa: Bolgheri
Se il Chianti rappresenta la tradizione storica della Toscana, Bolgheri racconta invece uno dei capitoli più moderni della viticoltura italiana.
Situata lungo la costa tirrenica, questa zona è diventata famosa a partire dagli anni Settanta grazie alla nascita dei cosiddetti Super Tuscan, vini che hanno rivoluzionato il modo di interpretare il territorio toscano. Qui varietà internazionali come Cabernet Sauvignon, Merlot e Cabernet Franc hanno trovato condizioni ideali grazie al clima marittimo e ai suoli ricchi di minerali.

Viale dei cipressi di Bolgheri tra le vigne della costa toscana, BecomeSomm.
Settima tappa: San Gimignano
In una regione famosa soprattutto per i grandi rossi, San Gimignano rappresenta una delle eccezioni più interessanti.
Qui nasce la Vernaccia di San Gimignano, uno dei bianchi storici italiani e la prima denominazione del paese ad aver ottenuto la DOC nel 1966. Le colline che circondano il celebre borgo medievale offrono condizioni ideali per questa varietà, capace di esprimere vini freschi, sapidi e dotati di una notevole capacità di evoluzione nel tempo. La Vernaccia dimostra come la Toscana non sia soltanto la patria dei grandi rossi, ma anche un territorio capace di esprimere bianchi di grande personalità.

Vigneti davanti alle torri medievali di San Gimignano, BecomeSomm.
Conclusione
Alla fine di questo viaggio tra le colline toscane emerge una verità semplice ma potente. Il vino non nasce solo dall’uva.
Nasce dal luogo, dal paesaggio, dalle persone che lo lavorano e dalla storia che quel territorio porta con sé.
Quando nel 1716 Cosimo III de’ Medici decise di delimitare alcune zone di produzione, forse non immaginava che quella scelta avrebbe influenzato il modo di pensare il vino per i secoli successivi. Eppure è proprio da quell’intuizione che prende forma l’idea moderna di denominazione.
Oggi, attraversando il Chianti Classico, Montalcino, Montepulciano, Carmignano o la Maremma, si percepisce chiaramente come ogni territorio abbia sviluppato una propria identità. Le cantine che abbiamo incontrato lungo questo percorso ne sono la prova: realtà diverse tra loro, ma unite da un legame profondo con la terra che coltivano.
È questo il vero segreto della Toscana del vino. Un equilibrio raro tra storia, paesaggio e lavoro umano, che da oltre tre secoli continua a trasformare queste colline in uno dei luoghi più affascinanti per chi ama il vino.
E forse è proprio per questo che, ancora oggi, chi arriva qui non visita semplicemente una regione vinicola. Scopre una storia che continua a essere scritta, vendemmia dopo vendemmia.
Scritto da…

Andrea Leone è un digital strategist e content creator che lavora nel mondo del vino, dove si occupa di analisi, divulgazione e storytelling. Vive tra Torino e le colline del Roero e racconta il vino sia tramite Become Somm, la community italiana sulla diffusione della cultura vinicola, sia attraverso Alkemica – Wine Stories, la media company che ne esplora il lato pop e culturale.



